L'intervista al Riformista
Vannacci e l’ascesa di Futuro Nazionale: “Dopo le elezioni non faremo la ruota di scorta di nessuno. A Meloni un sei politico”
Il Generale è il fenomeno del momento: riempie le piazze e sale nei sondaggi. “Razzismo e omofobia sono solo etichette, smettiamo di dare armi all’Ucraina”
Abbiamo intervistato Roberto Vannacci – che ieri ha protestato per la censura che starebbe subendo dalla stampa – per chiedergli quali sono le sue prospettive vere. Al di là degli slogan a presa rapida, cosa intende fare del suo piccolo o grande gruzzolo elettorale? Qui la conversazione che ne è nata.
Vannacci, il suo libro ‘Il mondo al contrario’ è stato accusato di razzismo e omofobia…
«La vera contraddizione è che oggi venga definito “controverso” ciò che milioni di italiani considerano semplice buonsenso. Il libro ha avuto successo senza apparati editoriali o sostegno mediatico perché ha dato voce a un’Italia silenziosa. Le accuse di razzismo o omofobia sono spesso etichette usate per delegittimare chi non si adegua al pensiero unico».
La polarizzazione è la condanna a morte della politica, arte della mediazione…
«La polarizzazione dimostra che il Paese è vivo e che il sentire reale degli italiani non coincide più con quello raccontato da certi ambienti culturali».
Dopo l’elezione con la Lega e la nascita di Futuro Nazionale, perché questa nuova scelta politica?
«Sono stato eletto con un mandato chiaro: difendere sovranità, identità e sicurezza. Quando ho visto prevalere compromessi su temi decisivi — guerra, Green Deal, immigrazione, centralismo europeo — ho scelto la coerenza. Futuro Nazionale nasce per rappresentare una destra più netta, meno addomesticata».
Perché gli elettori dovrebbero scegliere Futuro Nazionale se esiste già una destra consolidata?
«Io non vengo dai palazzi ma da una vita di servizio nell’Esercito. Porto disciplina, concretezza e senso dello Stato. Molti italiani percepiscono che la destra oggi amministri l’esistente senza cambiare davvero il Paese. Futuro Nazionale nasce per chi non vuole più rinvii o moderazioni infinite su sicurezza, immigrazione, famiglia e identità».
Che rapporto ha oggi con Matteo Salvini?
«Non faccio politica per simpatie personali. Con Salvini c’è stato un percorso comune e reciproca fiducia, poi sono emerse differenze profonde su Ucraina, Europa e identità della destra. Non ho sbattuto la porta: ne ho aperta un’altra».
Qual è la sua posizione sui conflitti in Ucraina e Iran?
«La mia linea si basa sull’interesse nazionale. In Ucraina, anni di invio di armi non hanno portato né pace né sicurezza per l’Europa. Prima o poi ogni guerra finisce con un negoziato: meglio lavorarci subito. Anche sull’Iran l’Italia deve evitare di essere trascinata in conflitti che non controlla. Essere alleati non significa essere sudditi».
I sondaggi danno Futuro Nazionale in crescita. Dopo il voto, alleati del centrodestra?
«I sondaggi non sono sentenze, ma indicano che esiste uno spazio politico reale. Non vogliamo fare da ruota di scorta a nessuno. Se saremo determinanti, useremo quella forza per incidere su sicurezza, sovranità, immigrazione e lavoro, non per accordi di palazzo».
Perché un elettore dovrebbe votare Futuro Nazionale?
«Sovranità nazionale, difesa dell’identità italiana ed europea, sostegno alla famiglia e alla natalità, sicurezza, valorizzazione del merito e difesa della libertà di pensiero contro cancel culture e ideologia woke. Vogliamo un’Italia più libera, orgogliosa e meno subordinata alla burocrazia europea».
Che giudizio dà del governo Meloni?
«Riconosco al governo di aver intercettato una domanda di stabilità e orgoglio nazionale. Però spesso quella spinta è rimasta frenata dalla prudenza e dai vincoli europei. Si poteva fare di più. A Giorgia Meloni do un sei politico: sufficiente per la stabilità, ma insufficiente rispetto alle aspettative di cambiamento profondo della destra italiana».
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