Italia
Federalismo pragmatico, un italiano su due è con Draghi. L’idea per uscire dalla trappola dell’unanimità
Un recente sondaggio pubblicato da SWG evidenzia che un italiano su due sostiene la proposta del federalismo pragmatico caldeggiata da Mario Draghi, con meno di uno su quattro che sarebbe contrario. Nel discorso tenuto ad Aquisgrana il 14 maggio scorso, l’ex premier ha precisato il senso della sua proposta, affermando che questa tiene insieme “capacità di realizzazione e legittimità democratica”.
Draghi parte da quanto già realizzato in questi ultimi mesi. “La risposta militare all’imperialismo nazionalista russo – ha detto – è sostenuta da un gruppo centrale – Germania, Polonia, Francia e Regno Unito – insieme ai Paesi nordici e baltici più vicini alla minaccia”. Tale aggregazione, però, non può essere ricondotta all’esperienza delle aggregazioni differenziate, come le cooperazioni rafforzate o le cooperazioni strutturate permanenti, che pure sono state realizzate nell’Ue. Queste ultime, infatti, non mettono in discussione il principio della decisione all’unanimità tra chi vi partecipa. Ed è proprio dalla trappola dell’unanimità che Draghi vuole uscire, quando propone di promuovere un federalismo pragmatico. Non si tratta solamente di favorire “la cooperazione in aree concrete tra chi è d’accordo”, ma di favorirla sulla base di una logica federale che non ammette l’unanimità. Come è avvenuto nell’Eurozona. In tale aggregazione, la Banca centrale europea, un organismo federale, può prendere decisioni senza essere vincolata dall’unanimità (dei rappresentanti delle banche centrali degli Stati membri che hanno adottato l’euro). “Quella stessa dinamica – ha proseguito l’ex governatore della Bce – andrebbe promossa nell’energia, nella tecnologia e nella Difesa”. Ma ciò richiederà un nuovo trattato tra chi è d‘accordo (non già la riforma dei Trattati esistenti), con nuove istituzioni di governo e di controllo. “Siamo arrivati ad un punto in cui le decisioni che l’Europa deve prendere non possono più essere contenute dentro la cornice istituzionale che abbiamo ereditato”, ha detto Draghi in conclusione del suo discorso.
Dunque, Draghi propone un trattato per l’energia, la tecnologia e la Difesa che definisca l’istituzione sovranazionale di governo e quella di controllo. L’istituzione di controllo sarà un Parlamento formato dagli attuali europarlamentari dei Paesi Ue che aderiranno al trattato e da rappresentanti dei parlamenti nazionali dei Paesi extra-Ue che si aggiungeranno ai primi nel dar vita all’organismo sovranazionale. Sarà il Parlamentino così costituito a dare e togliere la fiducia a un esecutivo del tutto autonomo dagli Stati nazionali. È questa la logica federale a cui pensa l’ex premier italiano per dotare l’Europa di un soggetto politico sovranazionale in grado di confrontarsi con le grandi potenze mondiali.
A questo disegno oppongono forti resistenze i governi nazionali, sostenuti dai loro establishment militari e diplomatici oltre che dai corposi interessi industriali domestici. Tali forze pensano di poter affrontare le nuove sfide attraverso il loro coordinamento volontario. Un coordinamento che ha generato importanti risultati, come il prolungato sostegno finanziario e militare dell’Ucraina. Ma che ha impedito all’Ue di definire una propria strategia, così da agire e non solamente reagire. In un mondo di grandi potenze, l’Ue non è riuscita a diventare neppure un attore regionale, perché vincolata dal consenso dei governi nazionali.
Quali forze politiche europee potrebbero far propria e sostenere la proposta di Mario Draghi? Non certo il Ppe o l’S&D, in cui ci sono molti partiti che guardano con scetticismo, se non proprio con sfavore, a una vera Difesa europea. Resta l’Alde, l’aggregazione dei liberali europei, che ha una limpida vocazione europeista e potrebbe far propria la proposta del federalismo pragmatico senza suscitare resistenze da parte dei partiti nazionali aderenti. I partiti italiani (Pld, Azione, Più Europa e i Radicali) che aderiscono all’Alde sono disposti ad assumere, insieme, un’iniziativa per far diventare la proposta Draghi una proposta europea? Sarebbe un modo anche per onorare la memoria di Altiero Spinelli a 40 anni dalla morte.
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