L'intervista
L’avvocato di Adinolfi: “Gli atti dell’inchiesta? Li ho letti prima sui giornali. A Mario hanno messo il braccialetto elettronico, si valuti una misura diversa”
«Mario Adinolfi sta bene. Le sue condizioni di salute sono buone e sta affrontando con serenità questa fase, pur essendo ovviamente molto provato dalla vicenda». L’avvocato Riccardo Di Lorenzo, che insieme al collega Pablo De Luca difende il giornalista e leader del Popolo della Famiglia, rompe il silenzio dopo l’esecuzione della misura cautelare degli arresti domiciliari disposta dal gip di Roma Stefano Arceri, su richiesta del pubblico ministero Giuseppe Arcuri, al termine dell’indagine condotta dalla Guardia di finanza. L’inchiesta ruota attorno alla cosiddetta «Scommessa Collettiva»: secondo la Procura della Capitale, attraverso tale iniziativa sarebbero stati raccolti negli anni milioni di euro da numerosi aderenti con la prospettazione di rendimenti collegati alle scommesse sportive. Sempre secondo gli inquirenti, il denaro sarebbe stato in parte distratto rispetto alle finalità dichiarate.
Avvocato, come sta il suo assistito?
«Sta bene. Le sue condizioni di salute sono buone. È naturalmente provato da quanto sta accadendo, ma l’ho trovato lucido e determinato ad affrontare il procedimento».
Gli arresti domiciliari sono stati motivati anche con il pericolo di inquinamento probatorio. Come valuta questa scelta?
«C’è un dato oggettivo che ritengo significativo: al mio assistito sono stati sottratti tutti i mezzi di comunicazione. Telefoni, computer e gli altri dispositivi sono stati sequestrati. In una situazione del genere diventa francamente difficile immaginare come possa intimidire o influenzare terze persone».
Quindi ritiene sproporzionata la misura?
«Ritengo che possano essere valutate misure diverse. Se davvero si ritiene necessario mantenere una cautela, esistono strumenti meno afflittivi, penso ad esempio al controllo mediante braccialetto elettronico. Sono valutazioni che naturalmente spettano al giudice, ma che meritano di essere approfondite».
Ha già potuto esaminare gli atti dell’inchiesta?
«Purtroppo no. E questo è il paradosso che oggi mi preoccupa di più. Mi sono recato personalmente questa mattina (ieri per chi legge, ndr) presso la cancelleria del gip per estrarre copia degli atti, ma non è stato possibile. Ad oggi, quindi, la difesa non dispone ancora del materiale necessario per studiare nel dettaglio le contestazioni».
Una situazione che rischia di incidere sul diritto di difesa?
«Direi di sì. Noi dobbiamo predisporre un ricorso al Tribunale del Riesame e, per farlo seriamente, abbiamo bisogno di conoscere gli atti. È difficile impostare una difesa efficace se non si ha la possibilità di leggere integralmente il fascicolo. È un principio elementare del giusto processo».
Eppure molti particolari dell’inchiesta sono già comparsi sui giornali…
«Ed è proprio questo che lascia perplessi. Da una parte il difensore non riesce ancora ad ottenere copia degli atti; dall’altra, sui quotidiani si leggono ampi stralci della ricostruzione accusatoria. È una situazione oggettivamente difficile da comprendere. Non contesto il lavoro della stampa, che pubblica ciò di cui viene in possesso, ma è singolare che l’opinione pubblica possa conoscere il contenuto degli atti prima ancora della difesa, che quegli atti dovrebbe utilizzare per esercitare pienamente il diritto costituzionale di difendere il proprio assistito».
Qual è adesso la vostra strategia difensiva?
«Presenteremo ricorso al Tribunale del Riesame. È il primo passaggio naturale per contestare la misura cautelare e chiedere una diversa valutazione degli elementi raccolti dalla Procura. Lo faremo entrando nel merito di ogni singola contestazione, ma prima abbiamo bisogno di poter esaminare integralmente gli atti».
Da dove nasce questa vicenda giudiziaria?
«La ricostruzione che viene fatta oggi trae origine da un servizio televisivo delle Iene. Da lì si è sviluppata un’attenzione mediatica enorme sulla cosiddetta attività di scommesse sportive, un’attenzione che, a nostro giudizio, ha finito per amplificare a dismisura una vicenda che dovrà invece essere ricostruita con equilibrio nelle aule di giustizia».
L’avvocato Di Lorenzo ha evitato di entrare nel merito delle contestazioni, rinviando ogni valutazione alla lettura completa del fascicolo. «Prima – ha sottolineato – voglio esaminare tutti gli atti. Solo allora sarà possibile affrontare nel dettaglio ogni singolo addebito. Oggi posso soltanto dire che intendiamo utilizzare tutti gli strumenti previsti dall’ordinamento per far valere le nostre ragioni».
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