Le Ragioni di Israele
Soldato israeliano sfregia un Crocifisso, Netanyahu: “Sono scioccato, è un criminale”
TEL AVIV
Oggi in Israele si celebra Yom HaZikaron, la giornata del ricordo dei caduti in guerra, che precede di un solo giorno Yom HaAtzmaut, la festa dell’indipendenza. È il passaggio più identitario per lo Stato ebraico, dal lutto alla celebrazione. Ma quest’anno il clima è tutt’altro che sereno. Sul piano regionale resta l’incertezza legata al negoziato tra Stati Uniti, Israele e Iran. La finestra diplomatica è agli sgoccioli e, senza concessioni concrete da parte di Teheran sul nucleare e sull’uranio arricchito, lo scenario di una nuova escalation resta sul tavolo. Le parole di Donald Trump continuano a essere altalenanti e difficili da interpretare, alimentando una sensazione di sospensione più che di stabilità. Anche il fronte nord rimane instabile. Il cessate il fuoco con il Libano esiste, ma è già segnato da episodi che dimostrano quanto sia precario. Hezbollah continua a muoversi in modo ambiguo e aggressivo. Il suo leader, Naim Qassem, continua a rifiutare qualsiasi prospettiva di normalizzazione, anche indiretta, con Israele, mentre il presidente libanese Michel Aoun tenta di andare avanti verso la strada della pace. Ma il punto più delicato di queste ore non è militare: è simbolico e politico.
Soldato israeliano sfregia un Crocifisso, Netanyahu: “Sono scioccato, è un criminale”
Nel sud del Libano, dove sono entrate truppe di terra dell’Idf, si è verificato un episodio grave e ingiustificabile: un soldato israeliano è stato fotografato mentre danneggiava con una pala una statua di Gesù. Un gesto che non può essere relativizzato, né difeso, né inserito in alcuna logica operativa. È un errore netto. La risposta delle istituzioni israeliane è stata immediata e, soprattutto, priva di ambiguità. Il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha parlato di un fatto grave e vergognoso, chiedendo scusa alla comunità cristiana. Ma è la posizione del premier Benjamin Netanyahu ad avere un peso politico ancora maggiore: ha sottolineato come la stragrande maggioranza degli israeliani sia rimasta sbalordita da quel gesto, ribadendo che un comportamento del genere non rappresenta in alcun modo lo Stato di Israele né i suoi valori. Non è una presa di distanza formale. È un messaggio preciso: Israele non copre, non giustifica e non minimizza quando vengono violati simboli religiosi.

Le conseguenze
L’Idf ha aperto immediatamente un’inchiesta, il soldato sarà punito secondo la legge militare e la statua verrà restaurata. Ed è qui il punto politico. Proprio perché Israele rivendica, e nei fatti dimostra, di essere un Paese fondato sulla libertà religiosa e sul rispetto tra le fedi, episodi del genere vengono trattati per quello che sono: gravi, inaccettabili, ma isolati. Il rispetto tra religioni diverse è parte integrante della società israeliana. Questo non significa ignorarne la portata. Al contrario. Significa affrontarla senza ipocrisie. Perché un gesto del genere è benzina sul fuoco per chi già utilizza ogni pretesto per delegittimare Israele. Ma proprio per questo non può essere trasformato in una narrazione sistemica. Il rischio, evidente, è la strumentalizzazione. Soprattutto da parte di chi tace sistematicamente su persecuzioni e violenze ben più gravi contro cristiani e drusi in altre aree del Medio Oriente.
La libertà di culto
Resta un dato che nel dibattito internazionale viene spesso rimosso: Israele è l’unico Paese della regione che garantisce piena libertà di culto e tutela delle minoranze religiose, anche a chi sostiene che Gesù era palestinese o a chi indossa la kefiah sopra l’abito talare. Ed è proprio questa realtà che rende la condanna interna non solo necessaria, ma credibile. Un errore grave, dunque. Ma anche la dimostrazione di come uno Stato reagisce quando i propri valori vengono violati, senza esitazioni, senza ambiguità e senza paura di riconoscere ciò che non ha funzionato.
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