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Trump annuncia la tregua Israele-Libano: “È la mia decima pace”, Hezbollah lo sa?
L’annuncio lo ha dato Donald Trump in prima persona. Prima c’è stata la telefonata con l’omologo libanese Joseph Aoun, poi quella con il primo ministro Benjamin Netanyahu. E alla fine, il post sul social truth. “Questi due leader – ha scritto The Donald – hanno concordato che, al fine di raggiungere la pace tra i loro Paesi, daranno formalmente inizio a un cessate il fuoco della durata di 10 giorni alle ore 17”, dunque alle 23 di ieri ora italiana. Mentre in un secondo post, il presidente degli Stati Uniti ha invitato Aoun e Netanyahu alla Casa Bianca per i colloqui di pace. Due leader che ieri avrebbero dovuto sentirsi direttamente. Ma il contatto è saltato – hanno spiegato fonti libanesi –perché Aoun non poteva mostrarsi aperto a un colloquio con “Bibi” mentre continuavano i bombardamenti e gli scontri nel sud del Paese.
L’accelerazione del tycoon è stata evidente soprattutto negli ultimi giorni. Il capo della Casa Bianca in queste settimane si è concentrato esclusivamente su Hormuz e sull’Iran. I media Usa avevano addirittura detto che all’interno dell’amministrazione americana non vi era un vero e proprio elemento che si occupava della questione libanese. Il cambio di passo però è arrivato quando Teheran ha chiarito che la tregua nel Paese dei cedri rappresentava una condizione inderogabile per arrivare a un accordo. I funzionari statunitensi hanno cercato di non assecondare questa richiesta. I mediatori (Egitto, Turchia e Pakistan) hanno chiesto alla Repubblica islamica di non irrigidirsi. Ma la sopravvivenza di Hezbollah, per Teheran, è un elemento prioritario. E per i rappresentanti dei Paesi mediorientali e musulmani era importante anche non dare l’immagine che un Paese arabo venisse lasciato in balia di una guerra in cui è rimasto inghiottito.
Per Beirut, questa tregua è un test molto complicato. Il primo ministro libanese Nawaf Salam ha accolto l’annuncio del cessate il fuoco ringraziando i Paesi che hanno lavorato per il suo raggiungimento, ma ha anche ricordato le vittime della guerra e l’enorme numero di sfollati. Il governo centrale, in ogni caso, ha un peso importante ma relativo. Il conflitto riguarda una milizia, cioè Hezbollah, che non prende ordini da Beirut, ma da Teheran. Non a caso, proprio ieri il presidente del parlamento libanese, Nabih Berri, esponente del mondo sciita, ha sentito l’omologo iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, l’uomo forte iraniano nei negoziati con Washington. E dal Partito di Dio non è mai arrivato in questi giorni un supporto al negoziato tra Israele e Libano. Anzi, mentre sono continuate le battaglie nel sud tra Idf e miliziani, il movimento sciita ha sempre ribadito la volontà di continuare a combattere fino al ritiro delle truppe israeliane.
Hussein Hajj Hassan, un deputato di Hezbollah, anche nelle ore prima dell’annuncio di Trump ha avvertito Beirut che “i negoziati diretti sono un grave errore e non sono nell’interesse del Libano”. Cinque missili sono stati diretti contro Haifa, nel nord dello Stato ebraico. Ma con i negoziati in corso tra Iran e Stati Uniti, Trump e la leadership iraniana potrebbero avere fatto capire ai propri alleati in guerra che era necessario uno stop. La comunità internazionale ha mostrato ampio sostegno all’iniziativa. Anche l’Italia, attraverso il ministro degli Esteri Antonio Tajani, ha accolto con favore la notizia della tregua e proposto Roma come sede di eventuali colloqui. Una scelta repentina che sembra però avere colto alla sprovvista soprattutto Netanyahu. Ieri sera, il premier israeliano ha convocato una riunione d’emergenza del proprio gabinetto di sicurezza. E i ministri, secondo i media locali, avrebbero espresso anche un certo disappunto per un annuncio firmato Trump e saputo dai notiziari.
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