Polemiche sul Roma Pride: "Ha perso sua natura"
Erri De Luca, il sionismo e la minaccia di bruciare i suoi libri, Concia: “La sinistra italiana non ammette il dissenso, la gente è assetata di odio”
«Il Roma Pride ha perso la sua natura». Così l’ex parlamentare del Partito democratico e attivista dei diritti Lgbt, Anna Paola Concia, commenta l’esclusione del gruppo Keshet dalla parata del Pride di Roma in un periodo in cui l’antisemitismo è sempre più fuori controllo.
Il Pride di Roma vietato agli ebrei. Non è una contraddizione gigantesca che la manifestazione nata per includere tutti e opporsi alle discriminazioni escluda il gruppo Keshet con un gesto così violento?
«Certo che lo è, ed è il più grande tradimento della missione dei Pride: rivendicare i diritti delle persone Lgbt nel mondo a prescindere dalla loro etnia e religione. Il Roma Pride ha perso la sua natura. Mi ricordo quando nel 2002 con Imma Battaglia e tanti altri inventammo il Gay Village a Roma, lo slogan era “un posto esclusivo che non esclude nessuno”. Questa era la nostra battaglia politica. Hanno ucciso tutto».
La Flotilla sembra operare come compagnia di arte drammatica: ci sono foto e video dove gli stessi personaggi fingono di essere feriti o ammanettati, per poi tradire pochi istanti dopo la performance teatrale. È ammesso tutto, nella campagna mediatica?
«La campagna mediatica l’hanno vinta dall’8 ottobre 2023 purtroppo, una guerra nella guerra, tutto è ammesso, con la complicità attiva dell’Occidente progressista perché, come efficacemente afferma Lanfranco Caminiti, “il palestinismo, malattia senile del radicalismo. Il palestinismo è quella ideologia politica dilagata in Occidente che ha trasformato un popolo, una terra e una storia in un simbolo”».
Erri De Luca ha detto cose coraggiose, la reazione online ha superato l’immaginazione. Lettori che scrivono di buttare o bruciare i suoi libri. E infatti De Luca ha dovuto fare dietrofront, precisare…
«La vicenda di Erri De Luca, oltre ad essere molto triste, è la dimostrazione vivente della violenza repressiva della sinistra italiana che non ammette il dissenso, e usa tutti gli strumenti, anche grazie ai social, per delegittimare le opinioni non conformi con il loro racconto. Una cosa pericolosa. Non capisco come si faccia a sinistra a non ribellarsi a tutto questo. Chi, tra la classe dirigente progressista italiana, non si ribella, è complice di questo clima».
La situazione dell’antisemitismo sembra fuori controllo. Come se ne esce?
«Posso dirti? Non lo so. Bisogna resistere, anche se capisco la paura, lo sconcerto degli ebrei in Occidente. Loro sono molto resilienti, bisogna continuare a sostenerli. Ogni giorno sembriamo scendere ancora più nell’abisso dell’antisemitismo. Ma la colpa è anche della pavida classe politica, tutta, che non sa opporsi con forza a tutto questo. La gente è assetata di odio, l’odio distrugge la coesione sociale. Come fa la sinistra a non capirlo? Non mi capacito».
Come è potuto accadere che un concetto alto e nobile come quello espresso dal sionismo sia diventato espressione offensiva?
«Lo diceva bene Erri De Luca prima di ritrattare per paura o per convenienza: sionista è chi vuole che gli ebrei abbiano una patria. Oggi chi usa la parola sionista come un insulto, in realtà, vuole che Israele scompaia dalla faccia della terra. Bisogna dirlo forte e chiaro, senza ipocrisie. È un artificio linguistico per non dire che vogliono che gli ebrei non abbiano una patria. È sconcertante, perché questo vale solo per gli ebrei».
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