La guerra riparte
L’Iran si inventa una bozza di pace ma gli Usa non vogliono scherzare (e ripartono i bombardamenti)
I media di Stato di Teheran diffondono un progetto di memorandum sospetto. La Casa Bianca: “Invenzione totale”. Su Hormuz e nucleare non si scende a patti.
Nella notte attacco contro un sito militare che, secondo gli Usa, minacciava le truppe statunitensi e la navigazione commerciale. Abbattuti quattro droni iraniani e colpito un centro di controllo nella città meridionale di Bandar Abbas. Successivamente i Pasdaran hanno annunciato di aver preso di mira una base americana per replicare agli attacchi subiti.
“Un’invenzione totale”. La Casa Bianca ha bollato così la notizia fatta filtrare dall’Iran su un accordo ormai raggiunto. E così, dopo alcune ore in cui è sembrato che la diplomazia avesse avuto la meglio sull’opzione militare, la doccia gelata è servita a far capire che c’è ancora da discutere.
Progressi sono stati sicuramente fatti. La portavoce della Casa Bianca, Olivia Wales, citata da Sky News, ha detto che i negoziati stanno “procedendo bene”. Il segretario di Stato, Marco Rubio, ha confermato i progressi auspicando però che ve ne siano altri nelle prossime ore. Il Pakistan, principale mediatore, ha confermato un avvicinamento tra le parti. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha sentito il premier pakistano, Shehbaz Sharif, per metterlo al corrente dei colloqui degli ultimi giorni in Qatar. Ma le linee rosse del presidente Usa sono già state definite. The Donald ha chiarito che non ci sarà un allentamento delle sanzioni in cambio della rinuncia all’uranio arricchito da parte di Teheran. E la bozza di memorandum fatta circolare dai media di Stato iraniani era apparsa in effetti fin troppo vicina alle richieste di Teheran. Nel testo rivelato da Irib, si parlava di un traffico mercantile nel Golfo Perisco completamente ripristinato entro un mese ma con Hormuz che sarebbe stato controllato in cogestione da Iran e Oman. Di questa ipotesi se ne parla da tempo e ci sono state anche discussioni tra i vertici di Teheran e quello di Mascate. Ma appare difficile credere che Washington possa accettare un simile protocollo da parte della Repubblica islamica, soprattutto dopo che sia Trump che Rubio hanno ribadito che quello stretto deve essere completamente libero.
Inoltre, anche la questione delle basi americane intorno all’Iran sembra, quantomeno ora, molto lontana dalla realtà. Non si può escludere che in futuro gli Usa possano ritrattare su alcuni avamposti, dall’Iraq ai Paesi del Golfo. Ma di certo appare improbabile che una simile iniziativa possa finire in un’intesa con l’Iran dopo che il tycoon l’ha più volte descritta come una “completa vittoria militare”. Il parlamentare iraniano Meysam Zohourian, segretario della commissione Economia, aveva addirittura parlato di un accordo per 300 miliardi di dollari per la ricostruzione e di uno sblocco graduale di tutti i fondi congelati all’estero. Ed è chiaro che, in base a questa sintesi, l’accordo apparisse totalmente sbilanciato nei confronti della Repubblica islamica.
Trump, anche ieri, ha continuato a dire che è l’Iran a volere un accordo, quasi a suggerire che siano più interessati a Teheran che a Washington. Durante la riunione di gabinetto, il presidente americano ha detto che l’Iran “ha molta voglia di fare un accordo”, ma di non essere “ancora soddisfatto” di ciò che è stato definito. “Saremo soddisfatti o in alternativa dovremo finire il lavoro”, ha sottolineato The Donald, che ha anche voluto smentire la sua “fretta” legata alle elezioni di midterm. “Non mi interessano” ha detto Trump. Ma al netto della retorica, anche il presidente Usa sa che un accordo con l’Iran inizia a essere richiesto da molti, sia in America che in Europa ma soprattutto tra i suoi alleati del Golfo.
Ieri anche i Pasdaran hanno mandato un primo massaggio distensivo. All’agenzia Tasnim il vicecapo politico dei Guardiani della Rivoluzione, Mohammad Akbarzadeh, ha detto che le probabilità di una ripresa della guerra “sono basse” giustificandolo con la “debolezza del nemico”. Anche il Pentagono ha subito derubricato i raid contro le basi iraniane come “autodifesa” che non interrompe il cessate il fuoco. Ma la sfiducia rimane molta. Teheran, come ha spiegato il ministero dell’Intelligence, ritiene che Israele e Stati Uniti abbiano ancora l’obiettivo di rovesciare il regime. Con i suoi consiglieri, Trump è stato chiaro: l’Iran “tratta allo stretto”, ma “forse dovremo tornare lì e finire il lavoro”. E resta inoltre il nodo Libano, che la Repubblica islamica vuole venga incluso nell’accordo di pace, mentre Benjamin Netanyahu amplifica le operazioni contro Hezbollah.
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