Vannacci la goccia finale...
La Lega si slega e va incontro al suo destino: non sarà più né il Carroccio di Bossi, né la versione nazional-sovranista di Salvini
Forse cambierà definitivamente nome, o forse tornerà alle origini, come Lega Nord, ma con scarse possibilità di rimanere una forza politica ancora decisiva. E oltretutto il suo elettorato sembra ormai in via di estinzione: dopo il governo con il Movimento 5 stelle e il grande exploit alle Europee del 2019, il partito di Salvini passa dal 33% di quell’anno all’attuale 5%. In poco meno di sette anni retrocede di quasi 30 punti percentuali. I suoi sostenitori lo tradiscono dapprima in favore di Fratelli d’Italia e, in questi mesi, verso il nuovo partito di Vannacci, Futuro Nazionale.
Quali le ragioni del declino di questa proposta politica, al di là della fiducia riscossa dal suo segretario? Principalmente due: la prima è il progressivo allontanamento dalle sue origini storiche settentrionali, la seconda – forse la più rilevante – è quella di non aver dato séguito, una volta al governo, alle parole d’ordine e alle promesse fatte in campagna elettorale, contro la UE, contro gli immigrati.
Sono delusi, gli elettori. La loro percezione è che, oggi, l’Europa non rappresenti più un vero nemico, al di là di qualche sparuto messaggio, ma un soggetto con cui si collabora costantemente, gli sbarchi o la “invasione” degli immigrati non sono stati fermati, il bisogno di sicurezza economica e sociale rimane a livelli elevati, i motti sovranisti sono rimasti parole vuote. Oltretutto, la scena politica vede sempre più rilucere Giorgia Meloni come leader incontrastata del centro-destra.
E dunque: la Lega non funziona più. Non funziona più né come antica scelta nordista, né come punto di riferimento nazional-sovranista. Come può evitare questo rapido tramonto? Ciò che è rimasto del suo elettorato ora vede come punto di riferimento il Futuro Nazionale di Vannacci, che viene percepita come una forza politica “pura”, senza compromessi con il potere, quindi molto più appealing della vecchia Lega.
La sola chance che ha per recuperare consensi potrebbe essere quella di tornare nel suo alveo storico delle regioni padane, guidati forse da Zaia e Fedriga, assieme a Fontana. Ma davvero recupererebbe consensi in questo modo, al di là dei suoi territori lombardo-veneti?
C’è da dubitarne. L’elettorale leghista dell’ultimo decennio è profondamente mutato, rispetto ad un tempo. Si è spostato dichiaratamente su posizioni di destra (quasi il 90% si colloca tra la destra e il centro-destra), ha assunto un profilo molto simile a quello degli attuali “vannacciani”, con un retro-pensiero esiziale per Salvini: non credono più nel loro “capitano”.
Proporre oggi un cambio di stampo nordista, su posizioni politiche più “centriste” e “liberal”, alla Zaia, rischierebbe di svuotare ancor di più il suo bacino di riferimento. Sarebbe una vera e propria rinascita, un nuovo soggetto elettorale in cerca di un nuovo tipo di sostegno, quasi da costruire ex-novo anche nelle sue proposte politiche, più vicine ai governatori uscenti rispetto a quelle di Salvini.
Ma non sarà più né la vecchia Lega Nord di Bossi, né la nuova Lega nazional-sovranista di Salvini. Il declino, se continuerà il successo di Vannacci, è ormai vicino. Forse a Giorgia Meloni, paradossalmente, converrebbe già da subito pensare di cambiare partner, in vista delle prossime consultazioni politiche.
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