Giustizia
Strage Viareggio e condanna Moretti: la sentenza e il peso mediatico del popolo che scelse Barabba
Sono legato da vera e cara amicizia a Mauro Moretti e ai colleghi che, insieme a lui, sono stati condannati definitivamente per la tragedia ferroviaria di Viareggio avvenuta diciassette anni fa. L’affetto che sento per Mauro è legato ad una serie di battaglie professionali vissute insieme, battaglie caratterizzate da un comune denominatore: reinventare davvero il nostro sistema ferroviario. Un obiettivo che aveva trovato in Lorenzo Necci il motore chiave per trasformare questa intuizione programmatica in realtà concreta.
Mauro è stato uno degli artefici più incisivi e determinanti; una volontà ed una forza manageriale che ha mantenuto anche nella sua esperienza in Finmeccanica dove ha raggiunto risultati inimmaginabili.
Ebbene questa mia dichiarazione di stima non è, e non vuole essere, un banale “coccodrillo”; la resilienza di Mauro è così elevata che questa assurda conclusione è solo una tessera folle del suo mosaico umano; invece queste mie considerazioni sono ispirate da quanto ha pesato questa sudditanza da una forza mediatica esterna di chi ha vissuto 17 anni fa la tragedia. Insieme all’allora Ministro Altero Matteoli fui tra i primi ad accorrere sul luogo della sciagura. Un vero trauma, soprattutto nel vedere la dimensione della tragedia. Quindi non posso minimamente sottovalutare il dolore e il giusto senso della giustizia richiesto dai sopravvissuti e dai familiari di chi non c’è più; quello che, invece, non riesco a capire è la esigenza di raggiungere un solo risultato: trovare fisicamente uno o più soggetti che possono rappresentare i riferimenti responsabili della tragedia e in tal modo chiedere la libertà di Barabba e la condanna di un giusto e di più giusti.
Purtroppo i miei colleghi che il 25 giugno hanno concluso questo lungo iter processuale hanno subìto il peso mediatico della folla. Sì, insisto, di quella folla che volle libero Barabba. Questa conclusione processuale mi fa soffrire perché ho vissuto direttamente tante, anzi tantissime esperienze giudiziarie e, soprattutto, sono davvero preoccupato perché queste sentenze producono due gravi risultati: la perdita di manager qualificati nella gestione di sistemi complessi come quello delle Ferrovie; il crollo dell’innamoramento da parte di eccellenze professionali nella concreta attuazione di programmi di medio e lungo periodo.
È davvero strano ed inconcepibile che questo vero dramma per il Paese, in particolare per la sua crescita, non venga capito da molti di coloro che vivono o una esperienza politica o istituzionale. Mauro ti abbraccio, non ti dico coraggio perché ne hai tanto da non averne assolutamente bisogno.
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