Israele e Libano si sono incontrati ieri a Washington per discutere della normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi e del nodo del disarmo di Hezbollah. L’ambasciatore israeliano Yechiel Leiter e il generale Amihai Levin guidano i colloqui, che si svolgeranno per tre giorni. Il punto centrale degli incontri è il programma in base al quale l’esercito libanese dovrebbe schierarsi in alcune zone del Libano meridionale e smantellare le infrastrutture militari di Hezbollah. Israele vuole che questa prima fase avvenga in aree dove le proprie forze non sono attualmente dispiegate e, prima di ritirarsi da qualsiasi territorio, intende verificare la capacità operativa dell’esercito libanese nel disarmare Hezbollah. Ed è già qui il primo punto di conflitto, perché le autorità libanesi vorrebbero intervenire proprio nelle aree oggi sotto il controllo dell’IDF.

In Svizzera, durante i colloqui tra Iran e Stati Uniti, sarebbe stata concordata la creazione di una cellula di de-escalation in Libano, con un coinvolgimento di fatto dell’Iran negli affari del Paese dei cedri. Le autorità libanesi, al di là delle dichiarazioni ufficiali con cui hanno accolto favorevolmente l’iniziativa, in realtà sarebbero insoddisfatte e si chiedono perché gli USA stiano agevolando l’influenza iraniana in Libano proprio mentre Beirut sta riducendo drasticamente la presenza di Teheran nel Paese. In questo modo si incoraggerebbe Hezbollah a rifiutare qualsiasi iniziativa di disarmo e a insistere, come sta già facendo, sul ritiro incondizionato dell’IDF dal territorio libanese. Israele, attraverso dichiarazioni del premier Netanyahu, del ministro della Difesa Katz e del capo di Stato maggiore Zamir, ha chiarito che la sicurezza dei civili israeliani e dell’IDF resta la priorità assoluta, senza compromessi. Il ministro delle Finanze Smotrich ha aggiunto che non ci sarà alcun ritiro israeliano finché Hezbollah continuerà a esistere come forza armata in Libano. La guerra contro l’Iran ha di fatto allontanato gli Accordi di Abramo e sta contribuendo alla nascita di un nuovo assetto regionale, composto da Pakistan, Turchia, Qatar e Arabia Saudita, funzionale anche ai rapporti con Teheran. Ma siamo sicuri che questa situazione sia soltanto un problema per Israele?

Gli USA, grazie a Trump, stanno passando da America First a America Alone, e non solo nei confronti di Israele, ma anche dell’Europa e di altri alleati come Canada e Australia. Come ha già affermato Netanyahu, bisogna procedere rapidamente verso una maggiore autonomia strategica dagli Stati Uniti, e il comportamento di Trump sta spingendo anche l’Europa nella stessa direzione. Ma nonostante il grande gelo calato tra Bibi e Trump e le difficoltà strategiche e politiche di Tel Aviv, non si può ignorare l’ineluttabilità dei rapporti tra USA e Israele, che forse non possono essere cancellati neppure da Trump. L’alleanza tra i due Paesi è fondata su un livello di interdipendenza che rende difficile immaginare una vera rottura strategica. Tra i due alleati non esiste soltanto cooperazione militare, ma anche uno scambio continuo di intelligence e programmi di ricerca comuni. Israele rappresenta per gli Stati Uniti un avamposto fondamentale per la raccolta di informazioni su Iran, Siria e altri Paesi della regione.

Sul piano della tecnologia e delle start-up, l’interdipendenza è ancora più profonda. Google, Microsoft, Apple, Nvidia, Amazon e molte altre aziende americane hanno importanti centri di ricerca in Israele. Molte innovazioni nascono nei laboratori israeliani, soprattutto nei settori dell’intelligenza artificiale, della cybersicurezza e delle tecnologie mediche. Numerose start-up israeliane vengono finanziate da fondi statunitensi e successivamente acquisite da aziende americane. Israele, inoltre, è tra i Paesi stranieri con il maggior numero di società quotate sul mercato tecnologico americano. I legami tra università israeliane e americane sono intensi e producono ricerche comuni in numerosi campi. C’è poi un elemento che non bisogna sottovalutare: negli Stati Uniti esiste da sempre un ampio consenso sul valore strategico dell’alleanza con Israele. Un consenso trasversale, bipartisan e profondo, anche se oggi meno compatto rispetto al passato. Israele e Stati Uniti hanno già vissuto duri contrasti, basti pensare a quelli tra Ronald Reagan e Menachem Begin, ma nessuna di queste crisi ha mai messo fine alla loro stretta alleanza. Si tratta, Trump permettendo, di un rapporto strutturale tra i due Paesi. La rete di interessi comuni in difesa, intelligence, finanza e tecnologia è così forte da rendere forse impensabile una vera separazione strategica tra Israele e Stati Uniti.