Esteri
L’accordo Usa-Iran è un bluff. Repubblicani in subbuglio, Israele non molla sul Libano
Fine delle ostilità su tutti i fronti, Libano compreso. Riapertura immediata dello Stretto di Hormuz (gratuita per i primi 60 giorni) da parte dell’Iran e parallela rimozione del blocco navale americano. Ritiro delle forze statunitensi presenti ai confini della Repubblica islamica. Impegno da parte di Washington a rimuovere gradualmente le sanzioni nazionali e internazionali in base a un calendario fondato sui risultati raggiunti da Teheran nel rispettare l’accordo.
Un piano da 300 miliardi di dollari pensato come un fondo che servirà alla ricostruzione dell’Iran. Impegno da parte del regime a non possedere alcuna arma nucleare, con l’obiettivo di arrivare entro due mesi a un accordo su tutto il programma atomico. E l’intesa finale, da siglare entro due mesi ma con tempistiche prorogabili, vedrà anche una risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Sono questi i punti dell’accordo siglato da Iran e Stati Uniti nella notte di giovedì, con Donald Trump che ha voluto apporre la sua firma anticipando anche la data, quando era previsto l’incontro in Svizzera poi annullato dal governo pakistano. Un’accelerazione repentina rispetto alla tabella di marcia, dal momento che tutto sembrava ormai orientato a una cerimonia ufficiale non lontano da Lucerna. Ma The Donald ha voluto velocizzare per essere già lui stesso presente in Europa e protagonista di un accordo di cui si è intestato la piena responsabilità.
Il presidente Usa è convinto che questo sia un patto senza difetti, molto migliore di quello concluso dall’allora presidente democratico Barack Obama nel 2015. Ma molti considerano questi 14 punti una vera e propria sconfitta della strategia del presidente americano. L’omologo iraniano Masoud Pezeshkian, che ha firmato l’accordo, ha pubblicato su X il cosiddetto Memorandum di Islamabad definendolo “un documento storico”. “La pace si realizzerà all’ombra del rispetto reciproco”, ha scritto, ricordando che “la Repubblica Islamica è da sempre impegnata a favore della pace globale e al tempo stesso attenta a preservare la propria dignità e indipendenza”.
Ma se da Teheran arrivano toni trionfalistici, dall’altro lato dell’oceano e anche in Israele l’intesa viene letta in maniera molto differente. Trump, entusiasta della firma avvenuta nella reggia di Versailles, ha scritto sul social Truth che “il petrolio scorre a fiumi, l’Iran non avrà mai un’arma nucleare (il mondo sarà al sicuro!), la borsa è in piena espansione, l’occupazione è ai massimi storici e i prezzi sono in calo (più accessibili!)”. “Il nostro Paese è forte, sicuro e rispettato come mai prima d’ora. Prego!”, ha proseguito il presidente. Tuttavia, la situazione appare molto più fumosa. In tanti hanno puntato il dito contro il misterioso silenzio di Marco Rubio. Il segretario di Stato ha lasciato completamente spazio al vicepresidente JD Vance, che anche stavolta ci ha messo la faccia con una conferenza stampa in cui ha parlato di un accordo “win-win” in cui gli Usa non metteranno “un centesimo” e assicurando che l’Iran non avrà mai un’arma nucleare perché “il loro programma è stato completamente distrutto”. Vance ha anche detto che Israele ed Hezbollah devono cessare gli attacchi e rispettare la loro parte di accordo. Ma non molti repubblicani apprezzano l’intesa firmata da Trump. E questo, per Vance, può diventare un problema nell’ottica di una futura leadership del partito.
D’altro canto, proprio sul Libano la situazione appare ancora incerta. Benjamin Netanyahu ha detto di voler preservare la “relazione vitale” con gli Stati Uniti, ma ha anche confermato che non vuole ritirarsi dalla cosiddetta “zona di sicurezza” nel sud del Paese dei cedri. Ma “Bibi” deve soprattutto capire come gestire il rapporto con Trump. Il capo della Casa Bianca ha detto che “è molto probabile” il suo sostegno al premier israeliano alle prossime elezioni, che deve “valutare i candidati”. E nei confronti di Netanyahu, The Donald ha inviato un messaggio chiaro: “Ho un buon rapporto con Bibi, ma deve essere più razionale”.
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