Esteri
Gli americani scaricano Trump: l’approval rating è solo al 38%
Mentre il mondo discute del terribile accordo con l’Iran, che chiude mesi di conflitto senza alcun reale progresso né per gli Stati Uniti, né per i suoi alleati nella regione, e che rende anzi l’Iran in grado di poter minacciare il commercio globale ogni qual volta lo ritengano necessario, il Presidente Donald Trump non se la passa molto meglio in casa. I sondaggi, infatti, danno l’approval rating del Presidente solo al 38%, uno dei dati più bassi di sempre, con i democratici che sembrano avere acquisito un vantaggio di quasi dieci punti sul cosiddetto generic ballot, che misura le intenzioni di voto degli elettori non in riferimento a un seggio in particolare.
Le elezioni di midterm di novembre
Da questo la forte apprensione dei repubblicani, che in fretta e furia, grazie alla mano ormai amica della Corte Suprema, hanno potuto cambiare in tempi da record le proprie mappe elettorali nel Profondo Sud, nel disperato tentativo di ridurre i margini della maggioranza democratica che, come sembra, si formerà dopo le elezioni di midterm di novembre. La strategia della Casa Bianca vuole anche ristrutturare l’immagine di un Donald Trump forte, deciso e autorevole di fronte (almeno) a quella parte del Paese che nel 2024 ha votato per lui, e che oggi sembra stargli voltando le spalle. Questo tramite alcuni strumenti a cui tutti siamo ormai ben avvezzi: l’intrattenimento e la vendetta politica.
I precedenti
Sul primo punto, non sembra che le cose siano andate benissimo: da un controverso evento della UFC sul Front Lawn della Casa Bianca, dissacrando sale con centinaia di anni di storia in spogliatoi per gli atleti, alle immagini di un Trump addormentato durante gara 3 delle Finali NBA a New York (ironia della sorte, l’unica persa dai New York Knicks durante la serie). Rispetto al secondo punto, nella serata di lunedì il Governatore della California e potenziale candidato democratico nel 2028, Gavin Newsom, ha annunciato che a lui e a sua moglie è stata notificata l’apertura di un’indagine da parte del Dipartimento di Giustizia. Non è la prima volta che questo succede a esponenti democratici, tra cui la Procuratrice Generale dello Stato di New York, Letitia James, e l’ex direttore dell’FBI, James Comey. Entrambe queste indagini non hanno prodotto alcun risultato, ed è plausibile attendersi che quella su Newsom non porterà da nessuna parte.
Le promesse di Donald
Tra il pessimo accordo con l’Iran, il fallimento di alcuni stunt comunicativi e l’utilizzo personale della giustizia, l’estate non sembra arrivare con i migliori auspici per Donald Trump, che negli ultimi tempi le sta provando tutte per tenere insieme la sua fragile coalizione, a cui non ha portato nulla di ciò che aveva promesso: prezzi bassi, nessun intervento all’estero, una soluzione in Medio Oriente e in Ucraina, ritorno dell’industria in America. Non potendo vantare conquiste in nessuno di questi campi, il Presidente fa ciò che gli riesce meglio: pensare al suo ego, che sia con le passerelle sportive o tramite un tentativo di intimidire un leader avversario. Un teatrino muscolare che, tuttavia, non riesce più a mascherare il totale vuoto politico di questa amministrazione.
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