Cari Carlo Calenda, Luigi Marattin e Pina Picierno,

Carlo ha lanciato una maglietta blu con le dodici stelle e la scritta: “Join, or Die. Per gli Stati Uniti d’Europa”. Luigi, alla prima assemblea nazionale di Europeisti, ha richiamato “E pluribus unum”: da molti, uno. Pina lavora perché l’area riformista ed europeista torni a contare. Bene. Vi prendo in parola. Noi europeisti chiediamo agli Stati nazionali una cosa enorme: trasferire quote decisive di sovranità. Rinunciare al veto, mettere in comune politica estera, difesa, sicurezza, energia e bilancio. Non un coordinamento migliore. Una federazione. Gli Stati Uniti d’Europa.

Chiediamo a Italia, Francia e Germania di superare secoli di rivalità, eserciti, diplomazie e interessi. Poi, dentro il nostro campo, ci comportiamo come se condividere un simbolo, regole e una leadership fosse una mutilazione.
Agli Stati chiediamo di rinunciare al veto. Ogni nostra sigla difende il proprio. Agli Stati chiediamo di mettere in comune gli eserciti. Noi fatichiamo persino a mettere in comune una campagna elettorale senza discutere su chi debba fare il primo passo o quale logo debba apparire più grande.

Predichiamo il superamento del nazionalismo a Bruxelles e pratichiamo il nazionalismo delle sigle a Roma. Siamo federalisti con l’Europa e confederalisti di bottega tra di noi. Azione ha una struttura nazionale e una leadership riconoscibile. Il Partito Liberaldemocratico porta una cultura liberale organizzata. Spazio Pubblico prova a ricostruire un’area riformista dalla sinistra democratica. Europeisti nasce per far dialogare queste esperienze e aprirle a socialisti liberali, repubblicani, popolari, realtà civiche e cittadini senza casa politica. Non per proclamarsi contenitore definitivo, ma per rendere possibile una convergenza.
Nessuno di questi mondi, da solo, basta.

E qui sta il paradosso: agli Stati chiediamo molto più di quanto chiediamo a voi. A loro chiediamo sovranità reale. A voi non si chiede neppure di sciogliervi o rinnegare le vostre storie. Si chiede di entrare in una casa comune nella quale nessuno sia ospite e nessuno proprietario unico. L’unità non è uniformità. “E pluribus unum” non cancella i molti: impedisce che restino irrilevanti.
Perché dovrebbe essere ragionevole mettere in comune la difesa nazionale e intollerabile mettere in comune una lista elettorale? Perché chiedere all’Italia di trasferire sovranità a una federazione mentre forze del due o tre per cento considerano una tragedia rinunciare alla centralità del proprio logo? La sproporzione è grottesca.

E non basta sedersi allo stesso tavolo, fare una foto e promettere che “questa volta ci proveremo”. Il nostro campo sa spiegare perché l’unità sia necessaria e, subito dopo, perché non sia ancora il momento di farla. Quel tempo è finito. Carlo, Luigi e Pina, avete una responsabilità precisa: aprire un percorso costituente comune, con tempi, regole e un approdo chiaro. Non un cartello tre settimane prima del voto. Non un patto per spartire candidature. Un solo soggetto davanti agli elettori, con programma, leadership, simbolo, liste e gruppo parlamentare comuni.

Le identità possono restare. Devono restare. Ma non possono continuare a comportarsi come piccole repubbliche indipendenti.
La maglietta dice: “Join, or Die. Per gli Stati Uniti d’Europa”. È uno slogan potente. Proprio per questo deve valere anche per chi lo indossa. Deve valere per tutti noi.

Non saremo credibili quando chiederemo agli Stati di cedere sovranità, se continueremo a considerare intoccabile ogni piccola sovranità organizzativa. Non convinceremo gli europei a condividere difesa e destino se gli europeisti italiani non riescono a condividere nemmeno un’offerta politica. A un certo punto bisogna scegliere: tra la testimonianza e la politica, tra difendere il proprio recinto e costruire una forza capace di incidere.

Con la presentazione delle proposte sullo Scudo Democratico avete cominciato a muovermi assieme. Bene. Ma cari Carlo, Luigi e Pina, una proposta comune non è ancora una casa comune. Adesso fate il passo che conta davvero.
Join, or Die.
E pluribus unum.
Da molti, uno.
Ma cominciamo da noi.

Francesco Bisignani

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