Snza dividerci, senza ulteriori risse
Appello a Marattin, Calenda e Picierno: smentiamo Velardi con i fatti, è il momento di scegliere e di farlo insieme
Caro Claudio Velardi, caro direttore,
se il tuo editoriale fosse il manifesto di una nuova forza politica, con l’ambizione di essere davvero terzista, avrei già aderito. La tua analisi dell’attuale panorama politico è sufficientemente cruda e realistica: siamo stretti nella spirale di un bipolarismo che, in questi anni, ha dimostrato di non essere in grado di governare con la determinazione che i tempi richiedono. Sui punti cruciali dell’agenda italiana, a partire dalla politica internazionale, centrodestra e centrosinistra balbettano. Altro che centro: nelle due coalizioni comandano gli estremi, mentre i cosiddetti moderati sono relegati in secondo piano, spesso con le marsine.
Da una parte c’è una corsa verso l’estrema destra che impedisce alla presidente del Consiglio di muoversi con la necessaria libertà sulla questione ucraina. Roberto Vannacci è il fantasma che agita Fratelli d’Italia e incatena Matteo Salvini. Dall’altra accade qualcosa di simile: è Giuseppe Conte a dettare la linea. L’area riformista del Pd fa quello che può, ma senza riuscire a incidere davvero sulla rotta. Un quadro, diciamocela tutta, disarmante.
Poi arriva il nervo che ci duole: la disamina di Velardi è impietosa e, proprio per questo, ce la meritiamo tutta. Se a un amico come il direttore del Riformista diamo l’impressione di essere un «ceto politico rissoso e diviso», dovremmo cominciare a preoccuparci. E soprattutto dovremmo svegliarci dal torpore che avvolge il nostro infinito dibattito interno, alimentato dalla continua tentazione di distinguerci gli uni dagli altri, invece di costruire intorno a ciò che ci unisce. Per questo rivolgo un appello a Luigi Marattin, Carlo Calenda e Pina Picierno: smentiamo Claudio Velardi con i fatti.
Se l’Italia ha bisogno di una linea di buon senso, dichiaratamente occidentale ed europeista; di una politica economica liberale e rigorosa; di una giustizia equilibrata, civile e garantista, chi meglio di noi può interpretarla, con la nobile tradizione che abbiamo la responsabilità di rappresentare? Restare con le mani in mano, continuare a dividerci o, peggio ancora, accomodarci altrove sarebbe un peccato mortale. Senza dividerci, senza ulteriori risse. È il momento di scegliere. E di farlo insieme.
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