Tutti gli schemi sono saltati con imprevedibili ricadute: mi riconosco nell’intervista di Pigi Battista al Riformista di qualche giorno fa. Il paradosso è che Trump, con le sue improvvide esternazioni, rischia di provocare eccessi di anti americanismo, in Italia largamente coltivato sia nell’estrema sinistra che nell’estrema destra (I rossobruni di Cappellini). Chi scrive non è un sostenitore del governo ma nemmeno un suo detrattore sistematico e pregiudiziale, anche perché il convento allo stato non offre alternative credibili ed esaltanti (vedi la foto dei “quattro”).

Le due risposte di Giorgia Meloni sono state all’altezza della situazione anche quando ha affermato di voler interrompere la rissa facendosi carico dei valori e delle esigenze di tenuta politica dell’Occidente. Infatti, al di là delle manie di protagonismo in Italia di gruppi e gruppettini, c’è una triade anti occidentale Cina-Russia-Iran fondata su anti valori, sulla guerra ibrida, e sul rifornimento reciproco di armi. Meloni ha rivolto a Trump un addebito insieme veritiero e inquietante, ovvero che mentre è sprezzante con i suoi alleati europei è molto accomodante con gli autocrati. Non a caso qualche giorno fa Verderami ha sostenuto che Trump volesse rovesciare gli schemi arrivando all’intesa fra una triade che gestisce il mondo (USA, Cina, Russia) e che manda al diavolo l’Europa.

Venendo all’Italia, oggi entrambi i poli sono spaccati sui riferimenti internazionali: da un lato in modo estremo Vannacci, e in modo più soft Salvini, dall’altro lato Conte, sono filo-putinisti, mentre Fratoianni e Bonelli sono pro-Pal e quindi anti americani e anche anti ucraini, mentre una larga parte del Pd è su posizioni del tutto ambigue. Di fronte a una situazione così pericolosa, chi scrive è costretto a ricordare di essere stato fra i socialisti che una volta raso al suolo il PSI di Craxi e fallito il tentativo di rilanciare un PSI autonomo fatto da De Michelis ha deciso – sia pur in ritardo (1996) – di seguire quel 30% di elettori socialisti che nel 1994 ha votato col sangue agli occhi per Forza Italia e per Berlusconi e che hanno avuto il merito storico di aver impedito la piena conquista del potere da parte del pool dei pm di Milano e della gioiosa macchia da guerra del PDS.

Di conseguenza oggi, con questo carico da 11 di contraddizioni internazionali, il ruolo di una Forza Italia in via di rinnovamento è fondamentale per accentuare l’europeismo di questo governo e l’accentuazione di una dimensione liberal democratica sia sul piano dei valori sia su quello della politica economica. Non è tempo di trasformare il comitato Vassalli nel quarto partito socialista, quello dei nobili decaduti, ma di sostenere tutte le forze nel centrodestra e in questo terzo polo in via di formazione su una dimensione europeista e occidentale. Va mantenuto anche un rapporto positivo con i riformisti del Pd purtroppo oggi relegati in una posizione minoritaria da cui lanciano però spesso proposte positive di riformismo e di garantismo. Non a caso siamo partiti dall’intervista di Pigi Battista. Nel centrodestra, nell’eventuale Terzo Polo, nello stesso Pd vanno sostenute le forze che, per dirla in termini volutamente elementari, si battono per la difesa dell’Ucraina, di Israele e di Taiwan.