Rinviati i negoziati con Teheran
Da Netanyahu a Meloni, Trump disconosce i suoi alleati ma sulla guerra è l’Iran che detta le condizioni alle condizioni di pace
L’attacco di Donald Trump a Giorgia Meloni e la reazione della premier sono segnali da non sottovalutare. Per l’Italia, poiché…
L’attacco di Donald Trump a Giorgia Meloni e la reazione della premier sono segnali da non sottovalutare. Per l’Italia, poiché la presidente del Consiglio deve fare i conti con una crisi senza precedenti nei rapporti con la Casa Bianca. Ma è un segnale d’allarme anche per il resto dell’Occidente, dal momento che il presidente degli Stati Uniti ha confermato, ancora una volta, come non ci siano più alleati dalle parti di Washington. E questo proprio quando la riunione del G7 a Evian, in Francia, sembrava avere dato un primo segnale d’unità del blocco occidentale e dei suoi partner dopo mesi di tensioni.
Le cose sono andate però in maniera molto diversa. Le parole di Trump, che ha dipinto una Meloni che lo ha “implorato di fare una foto” con lui, sono state un colpo durissimo. “Voleva una foto con me così tanto. L’avrei anche non fatta, ma mi ha fatto pena. Probabilmente è contenta che io le abbia parlato! Non ero obbligato a parlarle”, ha poi proseguito il tycoon, rincarando la dose. Parole gravi. Dichiarazioni a cui Meloni, che si è detta “allibita” ha risposto a stretto giro sui social definendo le frasi di Trump “totalmente inventate”. “Non so perché il presidente degli Stati Uniti si comporti così con i propri alleati, non è del resto la prima volta che accade. Posso solo dire che dispiace che non abbia la stessa determinazione con i nemici dell’Occidente, con i nemici degli Stati Uniti, con leadership con le quali invece si dimostra molto più accondiscendente”. E queste parole, seguite da quelle con cui la premier ha detto che lei e l’Italia “non implorano mai”, sono importanti soprattutto alla luce di quanto sta accadendo in questo delicato frangente della politica mondiale. Soprattutto se lo sguardo è rivolto in Medio Oriente.
The Donald, in questi giorni, ha usato toni insolitamente duri contro quelli che erano ritenuti due tra i suoi principali alleati: Meloni e Benjamin Netanyahu. Da posizioni diverse e con ruoli molto differenti, la premier italiana doveva rappresentare il “ponte” tra Usa ed Europa, mentre il primo ministro israeliano era ritenuto il principale alleato di Trump nella regione mediorientale. In entrambi i casi, si è assistito a una parabola discendente rapidissima. E questo crollo verticale è giunto proprio mentre Trump ha concluso altrettanto rapidamente l’accordo in 14 punti con l’Iran. Un memorandum di intesa che attende un ulteriore passaggio: l’inizio dei negoziati di 60 giorni per raggiungere l’accordo definitivo anche sul programma nucleare di Teheran. Ma i segnali giunti sono stati molto eterogenei. “Non siamo stati noi a cedere per disperazione, ma l’Iran” ha scritto sul social Truth il presidente Usa. “Aspetteremo che scadano i 60 giorni. Non avranno un soldo, neanche dieci centesimi!” ha concluso poi The Donald.
Ieri è stato definitivamente annullato l’incontro tra delegazioni iraniane e Usa e il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, ha fatto sapere che c’è l’ipotesi di colloqui, ma solo nei prossimi giorni. “L’avvio dei negoziati per l’accordo finale è subordinato all’attuazione delle clausole 1, 4, 5, 10 e 11”, ha precisato Baghaei. Clausole che riguardano lo stop alle ostilità su tutti i fronti, Libano compreso, la fine del blocco navale, la riapertura dello Stretto di Hormuz, la rimozione delle sanzioni americani a Teheran e lo sblocco dei beni congelati iraniani all’estero. Il cessate il fuoco annunciato ieri tra Israele e Libano è stato pesantemente violato, tra raid dell’Idf contro Hezbollah (che hanno provocato oltre 45 morti) e allarmi che hanno risuonato nelle comunità più a nord dello Stato ebraico. L’Iran considera lo stop alla guerra in Libano come una condizione indispensabile per raggiungere l’accordo definitivo con gli Stati Uniti. E anche sul nucleare, Teheran ha già messo in chiaro che, per quanto riguarda le ispezioni dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, queste non avranno a che fare con tutti gli impianti del Paese. E Centcom, il comando Usa che si occupa dell’area mediorientale, ha già detto che le sue forze restano lì “vigili”.
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