Esteri
Regno Unito, si è aperta la caccia a Starmer
Sì è ufficialmente aperta la stagione della caccia a Starmer con qualche sorpresa anche nel campo dell’opposizione. L’elezione suppletiva per la Camera dei Comuni nel seggio di Makerfield, un sobborgo di Manchester, con la vittoria schiacciante di Andy Burnhan, esponente della soft left laburista, apre le porte alla corsa per la guida del partito e alla successione a Downing Street. A tremare stavolta però non è solo il premier. Che la vittoria dell’ex sindaco di questo feudo della sinistra fosse nell’aria lo si poteva prevedere. Ma che il suo fosse addirittura un trionfo capace quasi di annullare anche le pretese di Farage era un po’ meno scontato.
L’elettorato di quella che un tempo era l’Inghilterra operaia, ha da tempo cambiato bandiera in direzione Reform e proprio qui il “padre” della Brexit ha concentrato i propri sforzi in vista di queste elezioni. Anche i Green hanno visto salire i propri consensi e dunque la vittoria di Burnhan si è rivelata inattesa perlomeno nelle dimensioni. Un messaggio chiaro per Sir Keir, una sorta di lettera di benservito che arriva da una città che non ha mai dimenticato il rapporto di fiducia con l’ex primo cittadino. Che ora si prende una rivincita dopo che si era visto negare la ricandidatura alla guida della sua città proprio per i dissidi interni e per il “niet” dell’inquilino di Downing Street. Ora il rivale ha avuto l’investitura ed è pronto a sedersi in Parlamento e a dare battaglia. Per poter ambire a sostituire Starmer, secondo il regolamento interno, è però necessario essere eletti alla Camera. Detto fatto. Una lieta sorpresa arriva anche per i Conservatori che ottengono un consenso solido nella città di Aberdeen South, strappato all’SNP, il partito indipendentista scozzese. Si tratta della prima vittoria dei Tories in un’elezione suppletiva scozzese in oltre 50 anni, arrivata grazie al forte malcontento degli elettori per gli scandali interni agli indipendentisti.
Il candidato conservatore Douglas Lumsden, ha fatto leva sulla campagna capillare ed efficace della leader Kemi Badenoch che ha puntato sul sostegno del partito al rilancio dell’industria petrolifera della zona e delle trivellazioni nel Mare del Nord. Burnham, invece, grazie a un’affluenza record che ha raggiunto quasi il 60%, ha sfiorato i 25.000 voti e ha superato di oltre 9000 preferenze e di ben 20 punti il rivale più temuto, Robert Kenyon, candidato di Reform Uk, partito trumpiano anti-immigrazione in ascesa guidato da Nigel Farage, che nelle ultime ore si era esposto personalmente al suo fianco in una campagna porta a porta.
Al terzo posto si è attestata Rebecca Shepherd, schierata da Restore Britain, formazione di destra ancor più radicale animata da Rupert Lowe, deputato transfuga di Reform, e sostenuta da Elon Musk, fermatasi al 7% (3100 voti). L’ampia affermazione da ossigeno all’ambizione di Burnham di sfidare l’agonizzante leadership di Keir Starmer alla guida del Labour e del governo nazionale e, soprattutto, inverte clamorosamente il trend delle elezioni amministrative del 7 maggio nelle quali, sotto le insegne dello starmerismo, il Labour era crollato in tutto il Paese, alle spalle di Reform, venendo raggiunto dal partito di Farage anche nelle ex roccaforti del ‘muro rosso’ dell’Inghilterra settentrionale e addirittura doppiato dai trumpiani proprio a Makerfield. E dunque ora fiato alle trombe. La guerra è iniziata.
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