«L’antisemitismo è un male da contrastare ovunque si manifesti. Non è semplicemente un altro pregiudizio passeggero. La storia ci insegna che ovunque prosperi l’antisemitismo, la democrazia stessa comincia a erodersi». Lusa Nsenga-Ngoy è il vescovo anglicano di Willesden, nella Diocesi di Londra. Concorda con lui Fiyaz Mughal, fondatore di Faith Matters che dal 2006 contrasta gli integralismi confessionali: «Come musulmano britannico devo ammettere che alcuni membri della mia comunità religiosa sono parte del problema sostenendo l’estremismo islamista. Dopo aver preso di mira voi, prenderanno di mira anche me. Rendo omaggio alla forza dimostrata dagli ebrei nel difendere le proprie comunità e i loro diritti umani». “Faith Matters” può tradursi “Questioni di fede” o “La fede è importante”. Ne fanno parte credenti di varie religioni.

Mughal e il vescovo Nsenga-Ngoy sono stati fra gli oratori alla manifestazione contro l’antisemitismo che si è tenuta domenica davanti a Downing Street, domicilio del Primo Ministro Keir Starmer. Nonostante il breve preavviso e ferree misure di sicurezza per prevenire attacchi degli estremisti ai partecipanti, inclusi metal detector e controlli delle borse agli ingressi delle strade limitrofe, oltre 20mila persone sono convenute per chiedere una seria reazione del governo britannico di fronte all’aumento delle violenze. Con loro, stavolta il mondo politico si è mobilitato compattamente e dal palco sono intervenuti esponenti di tutti i partiti principali. La leader dei Conservatori Kemi Badenoch ha affermato: “Dobbiamo opporci all’estremismo islamista. Non dobbiamo lasciar vincere chi vuole intimorirci”. Le ha fatto eco il leader dei Liberal Democratici, Ed Davey:Dobbiamo assicurarci che la polizia adotti tolleranza zero nei confronti dell’odio e degli attacchi contro la comunità ebraica, e il governo deve riconoscere come organizzazione terroristica il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (IRGC)”. Richard Tice, vice leader di Reform UK, ha rilanciato: “Gli attacchi alla comunità ebraica sono attacchi ai valori britannici. Siamo stanchi delle belle parole di politici inconcludenti”. Ha chiesto di vietare le marce dove si celebrano odio e terrorismo, di mettere al bando l’IRGC e i Fratelli Musulmani, e di “affrontare la mancanza di leadership nelle università”, proponendo sanzioni per chi non si impegna a contrastare l’antisemitismo nei campus.

Per i laburisti ha parlato il ministro del Lavoro, Pat McFadden, figura meno di spicco degli altri oratori ma che – a nome del governo – ha promesso che verranno proposte nuove leggi che contrastino l’antisemitismo in modo più efficace. Come sempre, grande partecipazione anche dei rifugiati iraniani che vedono in Israele un alleato chiave contro la dittatura islamista nel loro Paese. Assenti i Verdi, che – in mancanza di liste corbyniste alle elezioni locali – hanno cavalcato da soli l’onda pro-Pal, attirando anche parte del voto musulmano, ma rimanendo comunque il partito nazionale più piccolo e dovendo ora far convivere islamisti ultraconservatori con animalisti e attivisti LGBT. Dopo l’iniziativa di domenica si attende la reazione ufficiale del governo, che sarebbe sostenuto da un’ampia maggioranza parlamentare se presentasse proposte chiare per fermare l’ondata di violenza. Un tempestivo pacchetto di misure contro l’antisemitismo potrebbe anche aiutare Starmer a contrastare la massiccia avanzata di Reform, che lo accusa quotidianamente di irresolutezza.

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