Il sondaggio di JL Partners per The Times
I sindacati inglesi guardano a destra, e il Labour cola a picco
E ora ci si mettono pure i sindacati. Un recente sondaggio condotto da JL Partners per il quotidiano The Times ha rivelato che il sostegno dei membri delle Unions al Partito Laburista è crollato. Tra gli iscritti risulta “a sorpresa” che il leader più amato dai lavoratori inglesi è Nigel Farage, seguito a poca distanza da Kemi Badenoch. Il fondatore di Reform UK svetta con un 39% dei voti, seguito dalla leader Tory al 33%. Il consenso per il Labour tra i lavoratori sindacalizzati è precipitato di 20 punti percentuali rispetto alle elezioni generali del 2024. Il leader del sindacato Unite, Sharon Graham, ha definito questi dati “dannosi ma non sorprendenti”, e ha puntato il dito contro il mancato miglioramento delle condizioni di vita e del sistema sanitario, contro la riduzione degli aiuti energetici e le politiche ambientali del governo. Il 62% degli iscritti a Unite ritiene infatti che il partito abbia “perso il contatto con i lavoratori”.
I risultati riportati dal Time sono una prova che ormai non c’è partita e che la working class, un tempo saldamente nelle mani laburiste, oggi si sente tutelata più dalle politiche della destra che dall’assoluta latitanza da parte del governo sui temi che toccano da vicino la vita e il portafoglio degli elettori più a rischio. Farage risulta non solo il politico più apprezzato tra gli iscritti ma anche il favorito come futuro primo ministro. In parte per l’ardore populista con cui promette misure protezionistiche, soprattutto verso l’immigrazione irregolare. Ma soprattutto perché Reform e anche i Tories sono gli unici che in questi ultimi mesi hanno girato in lungo e in largo per il Paese, con una campagna “pancia a terra” tra le periferie, le campagne e i piccoli produttori agricoli, per ascoltare i loro bisogni e le loro paure. Va detto che l’Inghilterra non è solo City e finanza, ma è ancora una nazione prevalentemente agricola. È qui che è in gioco parte del destino dell’economia reale, ma non solo. La campagna rappresenta il cuore di un’identità storica e fiera di una nazione che oggi in tanti vedono messa in pericolo dalle scelte del governo laburista e dalla massiccia presenza di immigrazione islamica.
L’ultima trovata di Starmer e soci è stata quella di “sconsigliare” la libera circolazione dei cani nei pub e in altri locali pubblici della provincia per “non urtare” la sensibilità di quella parte di popolazione musulmana che con la specie canina non ha un rapporto particolarmente sereno. Apriti cielo. Le associazioni locali, le rappresentanze dei piccoli comuni e molte organizzazioni di difesa della caccia hanno chiamato i propri sostenitori alla rivolta. Toccare i fedeli amici dell’uomo significa attentare a uno dei simboli stessi dell’inglesità. Se poi le misure per la tutela dei prodotti locali e del tradizionale ruolo delle piccole farm latitano, il gioco è fatto e la miccia diventa sempre più corta. E si spiega perché i partiti dell’opposizione, ma anche i redivivi Green, cui va il 28% delle preferenze, hanno cercato di parlare proprio a questo elettorato promettendo attenzione e tutela al territorio. E si spiega anche perché tra i sindacati la preferenza per il Labour non riesca ad andare oltre il 30%. Persino le roccaforti del Nord hanno ormai voltato le spalle a Starmer. E si avvicina un’altra sfida elettorale proprio nella contea di Aberdeen. Qui lo scontro sarà sul gas del Mare del Nord, settore che impiega migliaia di lavoratori ed è centrale per tutta l’economia inglese. Sarà un’altra batosta per il Labour latitante?
© Riproduzione riservata







