Dove vanno a finire i soldi destinati agli aiuti umanitari? A volte la risposta c’è, ed è molto chiara. Evitando paternalismo e improvvisazione, dopo l’invasione russa dell’Ucraina alcune comunità cristiane e associazioni professionali londinesi, le tradizionali gilde, hanno collaborato per aiutare concretamente la popolazione sotto attacco. L’idea è semplice ed efficace, perché fondata sui bisogni comunicati da contatti in loco e dai gruppi di rifugiati ucraini nel Regno Unito, che ammontano a oltre 250mila: portare veicoli e farmaci in Ucraina, affidando il compito a una rete di volontari. Il primo convoglio è partito nel 2024, con due ambulanze e un SUV. L’anno successivo i numeri sono raddoppiati, e per il convoglio che partirà a luglio l’ambizione è che si cresca ulteriormente.

Londra, ambulanze e farmaci per aiutare l’Ucraina

Le ambulanze provengono dalle aste dei veicoli dismessi dal servizio sanitario inglese. In media si riescono ad acquistare per 5mila sterline, se va bene anche qualcosa di meno. Servono poi intorno alle 1.500 sterline per apportare le modifiche necessarie per l’uso in Ucraina. Ogni veicolo viene caricato di farmaci destinati a persone specifiche con tanto di certificazione, anche per il rispetto della normativa sul trasporto di medicine dei Paesi attraversati. Sono condizioni tassative e ineludibili per garantire che gli aiuti arrivino effettivamente a destinazione.

L’iniziativa è nata nella City di Londra, e la campagna per assicurare la partenza di un ulteriore convoglio è stata presentata mercoledì nella chiesa anglicana di St Vedast, alle spalle della cattedrale di St Paul, con collegamenti in diretta con l’Ucraina e un appello ai partecipanti a contribuire per l’acquisto di mezzi di trasporto e medicinali. Il parroco Paul Kennedy ha condotto l’evento e sarà nuovamente in viaggio con questa missione a luglio. Negli anni scorsi, oltre a guidare, ha visitato i luoghi di alcuni massacri come Buča, dove nel marzo del 2022 forze russe e cecene hanno massacrato spietatamente centinaia di civili. Il numero di volontari di quest’anno dipenderà da quanti veicoli sarà possibile acquistare. All’andata guideranno per 2.400 chilometri, sostando in Germania, Polonia e Leopoli prima di arrivare a Kyiv. Lasceranno le macchine con il serbatoio pieno a vari destinatari in Ucraina, per poi ritornare in Inghilterra raggiungendo in bus o in treno un aeroporto polacco o moldavo. Veicoli e medicine rispondono ai bisogni identificati dall’organizzazione Ukrainian Medical Charity, fondata da rifugiati ucraini per sostenere le strutture sanitarie del Paese e aiutare la formazione del personale sanitario ucraino presente nel Regno Unito.

La spiegazione di Marta Franchuk

Marta Franchuk è una loro volontaria che coordina eventi e progetti. Spiega che non forniscono aiuti di carattere militare ma esclusivamente per la protezione della salute fisica e mentale della popolazione, con un’attenzione particolare ai reparti pediatrici degli ospedali di Charkiv e di altre città. Lavorano in collaborazione con la Croce Rossa, il Ministero della Salute ucraino, università britanniche e associazioni mediche. Dall’Ucraina sono intervenuti in diretta una dottoressa che collabora con l’organizzazione e Ihor Dmytryshyn, sacerdote della Chiesa greco-cattolica ucraina che vive a Kryvyj Rih, città natale del presidente Zelens’kyj. Essendo a circa 60 chilometri dal fronte, il territorio accoglie continuamente ucraini provenienti dall’est del Paese, sebbene la zona non sia risparmiata da missili e droni russi, che colpiscono regolarmente anche le ambulanze. Sono state mostrate immagini di resilienza della popolazione, come un gruppo di giovani che – non potendo uscire allo scoperto – il Giorno dell’Indipendenza ha suonato nelle fermate della metro usate come rifugi antiaerei. Dmytryshyn ha sintetizzato queste immagini in alcune parole amare ma che non chiudono la porta a un domani migliore: “In circostanze così difficili, tutto ciò che rimane sono speranza e fede. Se vengono a mancare, quello che resta è la morte che ci circonda”.

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