Come insegnava Sun Tzu:I guerrieri vittoriosi prima vincono e poi vanno in guerra, mentre i guerrieri sconfitti prima vanno in guerra e poi cercano di vincere”, ed è questo il grande limite della “coalizione dei volenterosi”. È sempre questo il motivo che ha probabilmente frenato Giorgia Meloni, e dunque l’Italia, rispetto a una piena adesione a un progetto che più di qualche lacuna ha mostrato sin dal suo debutto.

Il primo limite fra tutti è quello della “volontà”, che si traduce nel peso concreto che gli avversari e anche gli alleati (leggasi Stati Uniti) percepiscono. Perché ad oggi, al di là del sostegno economico e politico, ciò che è sempre apparso è una costante incapacità di definire una linea che reggesse al peso delle ambizioni dei singoli leader e, soprattutto, delle singole spinte interne. Da ultimo, lo stesso vertice di Londra ha assunto la stessa consistenza del cocktail Vesper di James Bond: “shaken, not stirred” (agitato, non shakerato), con ciò che ne consegue.

La debolezza dei volenterosi in fondo è scolpita nella stessa denominazione: “volenterosi” sì, ma di cosa? Di aiutare l’Ucraina a fare cosa? Ad ottenere una pace giusta. Bene. Qualcuno soggiungerebbe: ad avere garanzie per il futuro. Ancora meglio. Ma resta inevasa, dulcis in fundo, l’ultima domanda, quella più importante: fino a che punto? Volenterosi, siete pronti alla guerra? Siete pronti a un esito negativo dei tentativi di raggiungere al più presto la pace? Perché la storia ci insegna che tutto può accadere. Alla luce anche di ciò che accade da noi, resta da chiedersi – e non è una domanda semplice – se le nostre opinioni pubbliche siano o meno pronte a un precipitare della situazione.

Perché a furia di mostrarsi recalcitranti, divisi e soprattutto inconcludenti, il rischio è quello di ingolosire i nostri avversari (l’Afghanistan non ci ha insegnato nulla?) e di farne aumentare non solo le pretese. Del resto, la notizia delle dimissioni del Ministro della Difesa del Regno Unito è la sintesi perfetta della contraddizione in termini con la quale ci troviamo a confrontarci. Scrive John Healey a Starmer: «Tu sei stato incapace e il Tesoro è stato restio a dedicare le risorse necessarie per difendere il Paese». Perché ad ogni difficoltà è sempre la difesa a subire tagli, ritardi e lamentazioni politiche. Al contrario, i nostri competitor/nemici dedicano alla difesa risorse, ricerca e fondi.

Per questo, prima di dirsi “volenterosi”, è necessario stimare e pesare quella volontà, perché al punto della partita in cui siamo gli annunci non bastano più, così come le buone intenzioni. La cautela, e ammettiamo pure la freddezza italiana, in questo caso è più che giustificata, anzi necessaria: perché prima di tuffarsi nelle avventure allo scopo di essere immortalati in una foto, bisogna sempre chiedersi quale sia il nostro interesse… Altri in passato avrebbero preferito le foto, e ne abbiamo visto gli esiti.

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Nato nel 1994, esattamente il 7 ottobre giorno della Battaglia di Lepanto, Calabrese per grazia di Dio e conservatore per vocazione. Allievo non frequentante - per ragioni anagrafiche - di Ansaldo e Longanesi. Direttore di Nazione Futura dal settembre 2022 a maggio 2025. Oggi e per sempre al servizio della Patria. Fumatore per virtù - non per vizio - di sigari, ho solo un mito: John Wayne.