Il personaggio
Merz, il cancelliere di ferro. Dalla conferenza di Monaco una scossa all’Unione Europea
Il leader tedesco rivendica l’alleanza con gli Usa, ma rimarca le distanze da Orbán e dalle battaglie culturali Maga. Oggi è il turno di von der Leyen e Zelensky
Friedrich Merz, cancelliere di ferro. O almeno ci prova. A un anno esatto da quando lo sceriffo Vance smontò l’ordine mondiale, il leader tedesco cerca di rimetterne insieme i cocci. La platea è la stessa. La Conferenza per la sicurezza di Monaco, promossa ormai a una sorta di Congresso di Vienna 4.0, dove le medie potenze provano a restaurare il mondo di ieri. Ma i veri big fanno presente che indietro non si torna. Come padrone di casa, Merz fa un po’ come Trump. Parla, accentra l’attenzione e mette in ombra gli interventi che verranno dopo di lui. È categorico e non risparmia stoccate a nessuno. Dall’Unione europea agli amici americani. Da Orbán, al quale tira la gufata per le elezioni di aprile, alla Russia, esausta per i quattro anni di guerra.
«L’Europa ha concluso la sua lunga vacanza dalla storia mondiale», dice, dando così ragione proprio a Washington. Tuttavia, respinge l’idea che la frattura possa degenerare nella fine dell’Alleanza atlantica. «Nell’era della rivalità tra grandi potenze, nemmeno gli Stati Uniti saranno abbastanza forti da agire da soli». Da qui l’elogio alla Nato – ah, non all’Europa! – diventata più forte che mai. Con un Rubio meno falco di Vance, Merz marca il territorio. «Le battaglie culturali Maga non sono le nostre», sottolinea. «Noi europei non crediamo nei dazi e nel protezionismo, ma nel libero commercio. Restiamo fedeli agli accordi sul clima e all’Oms, perché siamo convinti che le sfide globali debbano essere risolte insieme». Durante il bilaterale, poi, i due hanno discusso appunto dei dettagli di questi grandi appuntamenti con la storia. Supply chain, pace in Ucraina e rafforzamento del partenariato tra Stati Uniti ed Europa.
Il leader tedesco fa sue le parole del Segretario di Stato. «Viviamo in una nuova era geopolitica». Ma non abbraccia la filosofia Usa del bullismo nelle controversie internazionali. Riconosce la necessità di un aumento delle spese militari. «La Bundeswehr è destinata a diventare l’esercito convenzionale più potente del continente». Ma dissente dall’idea di mettere in discussione le alleanze storiche. Al contrario, Merz spinge per un’industria europea della Difesa molto più solida. «Organizzeremo la standardizzazione, la scalabilità e la semplificazione dei sistemi d’arma in un’ottica continentale». È un colpo, questo, che si può leggere come inviato ai francesi che hanno fatto saltare il Fcas, il progetto del caccia di sesta generazione in costruzione appunto con la Germania. D’altra parte, con Parigi il leader tedesco non ha interesse a rompere e così tende la mano a Macron per avviare un percorso tutto europeo di deterrenza nucleare. Difficile ricordare quale altro cancelliere tedesco, dalla riunificazione delle due Germanie a oggi, abbia fatto un intervento di così pura politica estera come quello di Merz ieri. Forse Kohl. Ma era appunto in vista del ritorno a una Germania unita.
Gli altri ospiti di Monaco si sono trovati a rispondere a Merz. Personaggio inaspettatamente istrionico, che si prende la scena e gli altri devono stargli dietro. Kaja Kallas ha ammesso che «l’Onu non riflette il mondo come è attualmente». Non aveva mai osato tanto. «Ogni volta che abbiamo affrontato grandi crisi internazionali, abbiamo visto anche uno sviluppo del diritto internazionale. La Società delle Nazioni non aveva gli strumenti delle Nazioni Unite. Ora dobbiamo guardare al futuro». Bruxelles riconosce che, sì, il mondo è cambiato e che quindi bisogna fare qualcosa per viverci bene.
Oggi a Monaco è attesa Ursula von der Leyen. «Sono qui per parlare del momento dell’indipendenza dell’Europa», aveva anticipato ieri in mattinata. L’Ue si sta svegliando? Lo shampoo ricevuto ad Anversa dalle imprese, le iniziative italo-tedesche di andar per conto proprio è plausibile che l’abbiamo scossa. D’altra parte, non c’è nulla di concreto e nessuno si è alzato in piedi per applaudire il seppur energico Merz. Anzi. A Washington, appena sveglio, Trump ha preso le difese del suo cucciolo sovranista. «Orbán è un grande leader e ha il mio appoggio totale». Una benedizione per il voto di aprile, ma anche un endorsement alle mosse in solitaria fatte dal premier ungherese contro il finanziamento europeo a Kyiv e la sua missione a Mosca. Che Merz, invece, ha messo all’indice.
In ogni caso, Monaco è anche oggi. Con un programma altrettanto ricco. Con von der Leyen, Starmer, Zelensky e tanti altri. Tra cui il convitato di pietra: l’Iran. Fuori dall’Hotel Bayerischer Hof è attesa una grande manifestazione degli oppositori agli ayatollah. Presente Reza Pahlavi.
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