L’ultimo summit del G7 ha avuto sicuramente un risultato: quello di non scontentare nessuno dei presenti. I leader dei Paesi riuniti a Evian hanno dimostrato un’unità forse mai così nitida da quando Donald Trump è stato rieletto alla Casa Bianca. E sono proprio le parole del presidente degli Stati Uniti, che ha parlato del suo viaggio come di “un grande successo”, ad avere dato l’immagine più eloquente di un vertice che è apparso meno teso del previsto.

Non era facile, perché la riunione ospitata da Emmanuel Macron è arrivata dopo mesi ad altissima tensione. Dalla minaccia dei dazi alle mire di Trump da Cuba alla Groenlandia, dal conflitto russo-ucraino alla guerra all’Iran e poi al successivo negoziato con Teheran, i dossier sul tavolo erano molteplici. E molti di questi rappresentano ancora nodi da sciogliere estremamente rilevanti per l’intera comunità internazionale, a partire dalla riapertura di Hormuz. Trump però è apparso insolitamente raggiante, complice proprio l’avvicinamento della firma del memorandum con l’Iran in Svizzera. The Donald, anche ieri, non ha evitato di lanciare minacce. “Questo è un memorandum d’intesa, ma è molto solido”, ha confermato il capo della Casa Bianca. “Penso che lo rispetteranno. Se non lo faranno, beh, sapete, va bene lo stesso. Dovremo ricominciare da capo. E non abbiamo nulla da perdere” ha poi continuato il presidente Usa a margine dell’incontro con il primo ministro indiano Narendra Modi.

Trump non ha mancato anche di catturare l’attenzione con la sua solita retorica di sfida verso tutti gli altri leader. Presentandosi con qualche minuto di ritardo al vertice, si è rivolto ai presenti e ai media dicendo “I am the boss”, “Io sono il capo”. Sempre durante l’incontro con Modi, il tycoon ha detto che gli altri leader gli danno ragione sull’Iran, che “ha sempre ragione” e che “non c’è motivo di coinvolgerli” perché il capitolo Teheran sarebbe concluso. Ma al netto del tipico atteggiamento del presidente americano, l’impressione è che questa volta si siano voluti evitare momenti di frattura da tutte le parti. Trump si è mostrato molto cordiale con il padrone di casa, cioè quel Macron con cui spesso non sono mancati motivi di dissidio. La stessa premier Giorgia Meloni, parlando in conferenza stampa, ha parlato del “rapporto immutato” con il tycoon in cui “non c’è stato tra noi neanche bisogno di parlare, non ci sono state tra noi recriminazioni”. “Io e Donald siamo due persone che hanno un loro carattere abbastanza forte, siamo due persone che difendono con determinazione il loro interesse nazionale” ha detto Meloni, quindi “siamo ripartiti direttamente parlando di quello che va fatto nei prossimi mesi”.

E questo desiderio di distendere il più possibile il clima della riunione è apparso chiaro soprattutto con la scelta di Trump di firmare la dichiarazione finale insieme a tutti gli altri leader. Una nota congiunta in cui il G7 ha espresso un’unità mai vista in questo ultimo periodo, come ha ricordato lo stesso Macron. Nella dichiarazione, i “Grandi” hanno affermato il loro “incrollabile sostegno all’Ucraina nel difendere la sua libertà, sovranità e integrità territoriale”. Oltre a ribadire il loro impegno a favore della popolazione, i leader del G7 hanno anche deciso di “aumentare la fornitura di capacità di difesa aerea, sistemi aggiuntivi e intercettori, nonché capacità a lungo raggio”. E per quanto riguarda Mosca, i capi di Stato e di governo riuniti a Evian hanno anche confermato l’impegno comune “ad aumentare la pressione sull’economia di guerra russa”. Un tema, questo, che si traduce soprattutto in un nuovo giro di vite sul petrolio e sul gas russi.

L’Europa è pronta ad accelerare sul tema ucraino già dalla prossima settimana, quando è previsto un vertice dell’E5 a Berlino tra Germania, Italia, Francia, Polonia e Regno Unito. Trump, dal canto suo, ha confermato di avere avuto “ottimi colloqui” tanto con Volodymyr Zelensky quanto con Vladimir Putin,ma i due leader non si piacciono molto” E in Francia, dove The Donald ha incassato il supporto di tutti i Grandi anche sull’accordo con l’Iran, riaffermando che Teheran “non otterrà mai un’arma nucleare”, i leader hanno anche ribadito l’importanza del contrasto al traffico di migranti e al narcotraffico. Due elementi cruciali anche nell’ottica del presidente americano, dal momento che Trump non ha fatto mistero di considerare tanto l’immigrazione irregolare quanto il contrasto ai narcos come due pilastri della propria agenda. Sia sul piano interno che su quello internazionale.