IA e Sviluppo
ChatGPT, l’Italia è tra i Paesi europei con il più alto utilizzo. OpenAI pronta a collaborare con governo, università e imprese
L’Italia sta definendo il proprio futuro digitale. Ha tutte le risorse per riuscirci: talento, università di eccellenza, una solida base industriale, un patrimonio creativo unico al mondo e un ecosistema di startup in crescita. La sfida, oggi, è creare le condizioni affinché l’intelligenza artificiale trasformi questi punti di forza in crescita economica e innovazione. OpenAI intende essere un partner di lungo periodo in questo percorso, mettendo a disposizione tecnologie di frontiera e collaborando con imprese e istituzioni italiane affinché l’IA venga sviluppata e adottata in modo sicuro, responsabile e produttivo. Lo dimostrano iniziative come la partnership con CDP Venture Capital a sostegno delle startup e le collaborazioni con l’Università di Pisa, l’Università Bocconi, il Politecnico di Torino, la CRUI e altri partner per promuovere un uso responsabile dell’IA nella formazione.
L’Italia è già tra i Paesi europei con il più alto utilizzo di ChatGPT
L’Italia è già tra i Paesi europei con il più alto utilizzo di ChatGPT. Nell’ultimo anno gli utenti attivi settimanali sono aumentati di circa il 15%; gli sviluppatori italiani che utilizzano le API di OpenAI sono cresciuti di oltre il 40%; mentre l’uso di Codex, il nostro assistente di IA per lo sviluppo software, è quintuplicato dal lancio dell’app desktop, lo scorso febbraio. Il tema, oggi, non è più se adottare l’intelligenza artificiale. L’adozione è già in corso e i suoi benefici sono sempre più evidenti. La vera sfida è tracciare un percorso che consenta all’Italia di diventare uno dei protagonisti europei della crescita trainata dall’IA.
I tre fattori decisivi per l’utilizzo
Tre fattori saranno decisivi. La prima è la fiducia. Le persone devono poter contare su un’intelligenza artificiale sviluppata e utilizzata in modo responsabile, nel rispetto delle regole e dei valori condivisi. Ciò significa disporre di solide misure di sicurezza per i modelli, ma anche rispettare il quadro normativo. OpenAI è stato il primo laboratorio statunitense a sottoscrivere il Codice di buone pratiche per l’IA per finalità generali e ha recentemente aderito anche al nuovo Codice di buone pratiche sulla trasparenza dei contenuti generati dall’IA, contribuendo a definire standard di identificazione e tracciabilità. Lo scorso anno OpenAI è stata la prima azienda attiva nello sviluppo di modelli di IA di frontiera a firmare la dichiarazione promossa da Fondazione Child e Child Dignity Alliance, presentata in Vaticano, alla presenza di Papa Leone XIV, leader religiosi e organizzazioni impegnate nella tutela dei minori, per promuovere un uso responsabile dell’intelligenza artificiale. In Italia collaboriamo inoltre con Telefono Azzurro per rafforzare le iniziative dedicate al benessere dei giovani e migliorare, grazie all’IA, i servizi di supporto.
La seconda priorità è favorire un’adozione sempre più ampia dell’IA. Questa tecnologia può ridurre gli oneri amministrativi, migliorare i servizi pubblici, ampliare l’accesso all’istruzione e accrescere la produttività. Una recente indagine di OpenAI condotta su 1.000 decisori di PMI italiane mostra che le imprese che utilizzano strumenti di IA risparmiano in media oltre cinque ore di lavoro a settimana. l’adozione, tuttavia, resta disomogenea: riguarda il 68% delle imprese individuali, contro il 91% delle aziende di medie dimensioni. Perché questi benefici possano estendersi a tutto il sistema produttivo, è necessario investire in competenze, infrastrutture e diffusione dell’IA, soprattutto tra le PMI e le pubbliche amministrazioni. In questa direzione va anche il programma di accelerazione realizzato questa primavera insieme a Confartigianato Imprese, che ha coinvolto oltre 100 aziende, per rendere l’IA accessibile non solo alle grandi aziende, ma a tutto il sistema economico.
La terza priorità è la chiarezza normativa. Il quadro normativo italiano sull’intelligenza artificiale dovrebbe rimanere strettamente coerente con l’AI Act europeo e al più ampio diritto europeo. Regole armonizzate offrono certezza alle startup, favoriscono gli investimenti ed evitano sovrapposizioni che rischiano di rallentare l’innovazione. Ogni eventuale requisito aggiuntivo dovrebbe essere valutato anche in funzione del suo impatto sull’innovazione e sull’accesso alla tecnologia e, quindi, sulla competitività. Se saprà avanzare su questi tre fronti, l’Italia potrà costruire un futuro dell’IA capace di coniugare tutela delle persone, innovazione e crescita. È lo stesso spirito emerso anche dal recente G7, dove i leader delle principali democrazie, tra cui il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, e Sam Altman hanno discusso delle opportunità offerte dall’intelligenza artificiale e della responsabilità di governarne lo sviluppo. L’Italia è oggi chiamata a compiere queste scelte. OpenAI è pronta a collaborare con Governo, università, imprese e società civile per promuovere formazione, competenze, sicurezza dei giovani e un’adozione responsabile dell’intelligenza artificiale. Il percorso è già iniziato. Ora è il momento di accelerare, insieme.
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