Una vita dedicata ai treni, una vita che gli ha regalato grandi successi e terribili sconfitte professionali e non solo. Dopo la decisione della Cassazione, che ha reso definitiva la condanna a cinque anni per la strage di Viareggio, Mauro Moretti è nel carcere di Orvieto. Il profondo rispetto per le vittime dell’incidente ferroviario — che lo indussero a rinunciare alla prescrizione — spiegano chi è davvero l’ingegnere e l’alto senso etico che possiede. Ha dovuto lasciare la guida di Leonardo per motivi di opportunità sollecitato dall’allora premier Gentiloni — imbarazzatissimo, racconterà lui in un colloquio col Foglio — perché questo giudizio pendeva inevitabilmente e inesorabilmente come una sentenza di vita.

Chi è Mauro Moretti, l’ingegnere in carcere dopo la strage di Viareggio: dalle pulizie con la madre alla costruzione dell’Alta Velocità

La sua parabola in Ferrovie — che ha riportato all’utile dopo anni di gestione dissennata (si è scritto più volte che ha evitato si tramutasse in un’altra Alitalia) — è esemplificativa della sua grande resistenza. Chi lo ha visto da vicino lo definisce un lavoratore instancabile, lui ama definirsi un uomo di industria, rievocando il senso di operosità del termine. Sveglia presto la mattina, perché nasce da una famiglia povera («ho conosciuto la fame, quella vera, che ti morde la bocca dello stomaco. Mia madre faceva la domestica, si svegliava all’alba e cominciava il giro degli appartamenti. Io la accompagnavo per aiutarla nella pulizia di pavimenti e scale», ha raccontato a Annalisa Chirico). A 24 anni fu assunto come quadro all’Officina trazione elettrica di Bologna dopo la laurea in ingegneria elettronica.

Conosciuto per essere spesso intrattabile. Talmente duro da suscitare timori anche tra i suoi manager più vicini. Sorride raramente e certo gli ultimi anni non lo hanno reso più morbido vista la prova giudiziaria. Ama profondamente la campagna, viste le sue origini riminesi a due passi da San Marino, tanto che adora ritirarsi nella sua tenuta dove produce olio extra-vergine. Moretti è stato l’uomo che ha costruito l’alta velocità in Italia. Prima in Rfi, la rete ferroviaria da dove poi è approdato al timone della capogruppo Ferrovie. Ma è stato anche un sindacalista della prima ora, iscritto alla Cgil dai primi anni ‘80 ha scalato i vertici dell’organizzazione fino alla segreteria nazionale. Quando fu nominato alla guida di Ferrovie — dall’allora ministro del Tesoro Tommaso Padoa-Schioppa (anno 2006) — rifiutò la carica di presidente perché riteneva che il presidente e i consiglieri dovessero essere figure indipendenti.