Le dimissioni di Stefano Donnarumma dalla guida del Gruppo Ferrovie dello Stato chiudono con quasi un anno di anticipo un mandato iniziato nell’estate del 2024 e aprono una nuova fase per una delle principali partecipate pubbliche italiane. La decisione arriva al termine di settimane di crescente tensione tra il management e una parte del governo, sullo sfondo dei disagi registrati sulla rete ferroviaria, dell’intensa stagione di cantieri legata agli investimenti del Pnrr e di un confronto sempre più acceso sulle priorità strategiche del gruppo. Secondo le ricostruzioni emerse nelle ultime ore, il confronto con il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini avrebbe accelerato un’uscita che da tempo veniva considerata possibile negli ambienti politici.

La vicenda va però letta oltre la cronaca. Ferrovie dello Stato è oggi il principale soggetto attuatore del Piano nazionale di ripresa e resilienza, con decine di miliardi di euro di investimenti destinati all’alta velocità, al potenziamento delle linee regionali, alla logistica e alla digitalizzazione della rete. In questa fase il gruppo sta gestendo contemporaneamente un numero senza precedenti di cantieri, inevitabilmente destinati a produrre disagi temporanei ma ritenuti essenziali per modernizzare l’infrastruttura ferroviaria italiana. È proprio questo equilibrio tra esigenze operative e pressione politica ad aver caratterizzato il mandato di Donnarumma.

Chi è Stefano Donnarumma

Ingegnere meccanico, classe 1967, Donnarumma è considerato uno dei manager industriali più esperti del settore delle infrastrutture. Dopo le esperienze in Ansaldo, Bombardier e Alstom, ha costruito gran parte della propria carriera nel comparto energetico e dei servizi pubblici, ricoprendo ruoli di vertice in Acea e successivamente in Terna. Alla guida del gestore della rete elettrica nazionale ha accompagnato una fase cruciale della transizione energetica italiana, consolidando una reputazione legata alla gestione di grandi reti infrastrutturali. Nel giugno 2024 era stato scelto per guidare Ferrovie dello Stato, raccogliendo l’eredità di Luigi Ferraris con il mandato di accelerare gli investimenti previsti dal piano industriale e dal Pnrr.

Il futuro dopo Donnarumma

L’uscita di Donnarumma apre ora una nuova partita. Il nuovo designato come amministratore delegato potrebbe provenire dall’interno del gruppo: si parla di Gianpiero Strisciuglio, attuale amministratore delegato di Trenitalia. Manager cresciuto interamente all’interno del mondo ferroviario, Strisciuglio rappresenterebbe una scelta di forte continuità tecnica. Ingegnere, con una lunga esperienza nella gestione della rete e delle infrastrutture, conosce da vicino i dossier più delicati, dall’avanzamento delle opere finanziate dal Pnrr alla gestione dei cantieri sull’alta velocità. Una nomina che segnerebbe anche un ritorno a una leadership proveniente dall’interno del gruppo, dopo la scelta del 2024 di affidare FS a un manager con una consolidata esperienza maturata soprattutto nel settore energetico.

Per FS è un periodo di transizione a livello di governance. Le dimissioni di Donnarumma seguono quelle di altre due consigliere di amministrazione avvenute nei giorni scorsi: Tiziana De Luca (quota Mef) e Caterina Belletti. Di fatto il board è ridotto a cinque componenti, e non si esclude l’azzeramento di tutto il Cda per nominarne uno completamente rinnovato. La sostituzione dell’amministratore delegato arriva in un momento nel quale Ferrovie dello Stato è chiamata a rispettare scadenze particolarmente stringenti sugli investimenti e, contemporaneamente, a migliorare la qualità del servizio percepita dagli utenti. È su questo doppio binario – realizzare la più grande stagione di investimenti infrastrutturali degli ultimi decenni senza compromettere la regolarità della circolazione – che si misurerà il nuovo vertice. Più che una semplice nomina manageriale, quella di FS si conferma ancora una volta una scelta di politica industriale, destinata ad avere effetti ben oltre il settore ferroviario.