"Mi auguro che il Parlamento faccia una legge trasversale sul sovraffollamento"
Alemanno esce dal carcere e sposa Vannacci: “In cella gli italiani pagano pizzo agli immigrati ma nel mio braccio era tutto tranquillo…”
Esce dal carcere “da innocente” ed è pronto a incontrare Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale e “volto nuovo e speranza della politica italiana”, per dare il suo contributo. L’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno lascia in mattinata Rebibbia dopo aver scontato un anno, cinque mesi e 24 giorni per il reato di traffico d’influenze illecite e abuso d’ufficio, nell’ambito dell’inchiesta ‘ Mondo di Mezzo’. Un reato “che è stato abolito” commenta a caldo Alemanno, accolto da un gruppo di fedelissimi e sostenitori. “Rifarei tutto perché sono innocente” aggiunge prima di soffermarsi sull’esperienza in cella e attaccare il governo Meloni, reo di non aver fatto “niente“.
Durante la sua detenzione ha tenuto un diario attraverso il quale ha affrontato i problemi veri che si ritrovano ad affrontare quotidianamente i carcerati, a partire dal sovraffollamento, una battaglia “che non ha colore politico”. “Voglio dire che ci sono persone che sono cambiate lì dentro, io certo che mi sento cambiato dopo un anno”. In carcere però “ci sono persone invece che crollano completamente. Io vedevo persone che potevano avere accesso alle sostanze, a ogni tipo di sostanza dentro il carcere senza difficoltà”.
Alemanno e gli italiani che pagano il pizzo in carcere agli stranieri
Non poteva mancare, tuttavia, l’attacco agli immigrati, nonostante nel corso della sua detenzione Alemanno non ha incontrato particolari problemi con i detenuti stranieri. “Nel mio braccio c’erano pochissimi detenuti immigrati e c’era una situazione tranquilla, ma negli altri reparti si formano i clan etnici e c’è un razzismo degli immigrati contro gli italiani”. Da qui la denuncia, a senso unico e tutta da verificare, sugli italiani che “a Regina Coeli e in molti altri penitenziari pagano il pizzo per andare a fare la doccia. Lo pagano agli immigrati, la situazione è nei numeri intollerabile. La soluzione è fare un’immigrazione finalizzata a far lavorare le persone e poi farle tornare a casa. Bisogna avere un’immigrazione rotazionale e questo è il significato vero della remigrazione“, ha aggiunto. Un discorso a senso unico ma che si sposa in pieno con la politica di Vannacci che “vedrò stasera a cena, parleremo di tante cose e ci confronteremo. Non su tutto siamo d’accordo” ci tiene a precisare Alemanno. Ma l’ex generale “è la persona che rompe gli schemi e che apre una prospettiva diversa”.
“Politica? Non chiedo incarichi”
Su un suo ritorno in politica, l’ex primo cittadino della Capitale per ora frena: “Non chiedo posti o incarichi, porterò soltanto la mia esperienza al movimento di Vannacci”. Nel corso della detenzione “sono venute tantissime persone del centrodestra a trovarmi, a cominciare da La Russa, da Storace, Mantovano, quindi dal punto di vista dell’amicizia non sento di aver subito tradimenti”. Ma “io sono un sovranista e non accetto una politica conservatrice. In Italia non c’è niente da conservare, bisogna cambiare tutto, questa è la verità”.
Oltre all’incontro con l’europarlamentare ex Lega, Alemanno annuncia che presto scriverà “al ministro Nordio, cercherò di avere un incontro al Dap” perché “questa situazione” carceraria ” va risolta”. A Rebibbia “ho visto e conosciuto una realtà terribile, il carcere è una vergogna per la Repubblica, una offesa per come tratta la gente e che non dà, a chi se la merita, una possibilità di cambiamento. Mi auguro che il Parlamento faccia una legge trasversale sul sovraffollamento. Ne parlerò con Vannacci così come cercherò di parlarne col ministro Nordio. Bisogna entrare nelle celle e parlare con le persone e questo lui ancora non lo ha fatto. Con il 140% di affollamento non si riesce a fare nulla. Bisogna creare un processo di rieducazione e dare una possibilità a chi lo merita perché soltanto abbattendo la recidiva si difende fino in fondo la sicurezza dei cittadini” ha ancora detto l’ex sindaco. Belle parole a cui, si spera, seguano fatti dopo l’esperienza vissuta.
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