Esteri
Trump: “Meloni mi ha fatto pena”. La premier: “Allibita, io e l’Italia non imploriamo mai”
“Non ero obbligato a parlarle”, e ancora, “mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena”. No, non sono vanesie frasi pronunciate da una pop star né tantomeno battute mal riuscite di qualche cabarettista. È con questi toni sprezzanti che il Presidente americano Donald Trump ha descritto il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, incontrata nei giorni scorsi al G7 di Evian.
“Certe cose meritano una risposta immediata” – questo l’incipit della replica di Meloni – “sono dichiarazioni totalmente inventate e sono allibita”. Poi, è passata al controattacco, “dispiace non abbia la stessa determinazione con i nemici dell’Occidente” ma “una cosa se la deve ricordare: io e l’Italia non imploriamo mai”. Colpito e affondato. Molti i messaggi di solidarietà ricevuti da Meloni dopo questo siparietto alquanto spiacevole, in primis la telefonata del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Posso scommettere di mangiare un pollo vivo piuttosto che credere che Giorgia Meloni supplichi qualcuno. Fa pena chi lo sostiene”, dichiara il Presidente del Senato Ignazio La Russa. Già, perché a fare pena, più che un leader che al G7 porta le proprie istanze e dialoga con tutti – per altro, le immagini televisive del vertice mostrano atteggiamenti colloquiali ben diversi dai presunti atti di supplica e disperazione descritti dal Tycoon – è, semmai, chi ad un guerrafondaio come Putin ha steso il tappeto rosso, chi ha immaginato la Striscia di Gaza come un gigantesco resort di lusso o, ancora, chi in un delirio di onnipotenza ha persino attaccato il Santo Padre.
E a pensare agli ultimi appuntamenti internazionali, a fare pena è anche chi sogna di ricevere il Nobel per la Pace mentre ai tavoli delle trattative discute di tutto – soprattutto di money – tranne che di pace. “I deliri di Trump su Giorgia Meloni sono solo l’ultimo episodio di attacchi e insulti rivolti ai leader europei”, così il Sottosegretario alla presidenza del Consiglio Giovanbattista Fazzolari. Effettivamente, la lista è lunga: ricordiamo tutti le canzonature di Trump sul Presidente francese Emmanuel Macron “picchiato” dalla moglie. È un “mentitore seriale”, un “bullo da operetta”, usa queste immagini il leader di Azione Carlo Calenda per descrivere Trump. Alla luce delle “gravi e offensive parole” del Presidente americano il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, nel frattempo, ha cancellato il viaggio a Miami previsto per il 21 e 22 giugno, un unicum nella storia delle nostre relazioni bilaterali. “Ha offeso l’Italia”, sostiene Tajani, e dello stesso parere sono il Ministro dei Trasporti Matteo Salvini – “chi attacca Giorgia, attacca tutti noi” – e il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi – “l’Italia non elemosina nulla”. Anche il Generale di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci, si unisce al coro, “sempre dalla parte della Patria, della sua sovranità, del suo prestigio”. A sinistra, qualche voce del Partito democratico come il Senatore Filippo Sensi condanna senza se e senza ma l’accaduto, “nessuno può permettersi questo tono arrogante con chi guida il governo italiano”, ma dalla Segretaria Elly Schlein nessuna dichiarazione pervenuta.
Arriva invece, altamente prevedibile, l’affondo del pentastellato con la “P” maiuscola. Il Presidente del Movimento Cinque Stelle Giuseppe Conte rispolvera i suoi cavalli di battaglia, “la firma di tutto quel che ci viene richiesto, la rincorsa a foto, a prefazioni di libri”, per dare – anche stavolta – la colpa a Meloni degli attacchi inaccettabili ricevuti. Si unisce il leader di Alleanza Verdi e Sinistra Nicola Fratoianni, “tutto questo è il risultato delle sue scelte e della subalternità a Trump”. Che dire, compagni, alla faccia della solidarietà. Da lassù Silvio Berlusconi direbbe, “siete ancora, ed oggi, come sempre…”. Completate voi.
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