Carlo Cottarelli, economista, già direttore del Dipartimento Affari Fiscali del Fondo Monetario Internazionale ed ex parlamentare dem, è stato tra i protagonisti dell’appuntamento “Europeisti” di Milano, insieme a Carlo Calenda, Luigi Marattin e Pina Picierno. Con lui abbiamo parlato del futuro dell’area riformista, del Pd, della crescita italiana e del fenomeno Vannacci.

Professor Cottarelli, è stato tra i protagonisti dell’evento “Europeisti”, che cosa è stato?
«È stata una giornata importante. L’avvio di un progetto. Di fronte all’urgenza di rilanciare il progetto europeo e quello liberale-democratico, spero che si riesca finalmente a trovare un’intesa».

Lei ha visto un progetto politico o solo una somma di personalità?
«L’area liberale-democratica è divisa da un secolo. Lo storico Renzo De Felice, analizzando le elezioni del 1924 che portarono al regime fascista, indicò la frammentazione e la rissosità tra i liberali come uno dei punti non risolti che finirono per consegnare il Paese alla dittatura. Siamo ancora lì. Bisogna provare a superarla».

Calenda, Marattin, Picierno: il mondo riformista può davvero unirsi?
«Lo spero. Bisogna mettere da parte le divisioni. In questo senso anche un ex premier come il senatore a vita Mario Monti ha rivolto un appello chiaro, basta personalismi».

Pina Picierno ha fatto bene a lasciare il Pd?
«Una scelta che merita rispetto e che io ho fatto già tempo fa. Mi chiedo piuttosto come facciano altri, che conosco e stimo, a rimanerci dentro. Mi risulta difficile capire come l’area riformista possa convivere con un’impostazione ideologica così diversa da quella oggi predominante nel Partito Democratico».

La frattura è così profonda?
«Sì, perché riguarda i principi di fondo. Il Pd di oggi non ha più nulla a che fare con l’omonimo partito nato al Lingotto con Veltroni. Credo che una parte del Pd abbia dubbi sulla validità dell’economia di mercato. L’area riformista quei dubbi non li ha».

Il centrosinistra attuale le sembra pronto a governare?
«La domanda potrebbe essere un’altra: condivido le politiche che propone? La risposta è no. Questo centrosinistra è troppo orientato a sinistra. Punta più sulla redistribuzione che sulla crescita economica».

Oggi si parla molto di Vannacci e di remigrazione. Non rischiamo di guardare il problema al contrario?
«Sì perché il problema drammatico del nostro Paese è che vanno via in troppi, non certo che ne arrivano. Tra i giovani italiani se ne sono andati circa 30 mila all’anno negli ultimi dieci anni. Vanno via perché trovano poche opportunità in patria. È il riflesso di un Paese che cresce poco».

Quindi il vero dramma è l’emigrazione dei giovani?
«È un problema fondamentale. Ma deriva dalla bassa crescita. Bisogna fare in modo che l’Italia diventi un Paese dove sia più facile fare impresa, investire e creare opportunità».

Da dove bisogna partire?
«La tassazione è troppo alta. La burocrazia è troppo complicata. Il costo dell’energia è superiore a quello di molti concorrenti e non abbiamo sviluppato abbastanza le rinnovabili, né il nucleare».

Dal punto di vista economico, Vannacci sbaglia diagnosi?
«Noi non possiamo andare avanti senza un’adeguata forza lavoro. Se qualcuno vuole riportare in Italia gli italiani emigrati, benissimo. Ma non è cacciando persone già integrate che si risolve il problema».

Che cosa trova più discutibile nella remigrazione?
«L’idea di incentivare l’uscita di immigrati già integrati. Se una persona lavora, vive bene in Italia ed è inserita nella società, perché dovremmo pagarla per andarsene?».

Quale dovrebbe essere una politica migratoria efficace?
«Bisogna pianificare. Capire di quante persone avremo bisogno nei prossimi anni e favorire l’arrivo di lavoratori regolari. La cosa fondamentale è far arrivare chi vuole lavorare e integrarsi».

L’Europa resta parte della risposta?
«Ci sono sfide che possiamo affrontare soltanto insieme. Dalla competitività industriale alla difesa comune, l’Europa può darci una dimensione che da soli non abbiamo».

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.