Giovanni Malagò, 67 anni, è il nuovo presidente della FIGC dopo l’elezione avvenuta al termine dell’assemblea andata in scena a Roma. L’ex numero uno del CONI (che ha guidato dal 2013 al 2025) ha ottenuto il 68% dei voti, mentre il rivale Abete si è fermato al 29%. In bianco il resto delle schede. Il dirigente romano succede dunque a Gravina, dimessosi dopo l’ennesima Caporetto azzurra in Bosnia, che ci sta costringendo a seguire il terzo Mondiale di fila da casa. Si apre un nuovo ciclo per il calcio italiano, o almeno è ciò che si spera. “Da solo non posso fare niente – le prime parole di Malagò dopo la proclamazione davanti ai 266 delegati – con voi posso fare tutto”.

Il nodo Ct dell’Italia

Il primo compito del neo-presidente federale sarà quello di scegliere il nuovo Ct nei prossimi giorni, e tutte le strade portano al ritorno di Roberto Mancini, campione d’Europa a Wembley nel 2021 alla guida azzurra salvo poi lasciare la panchina della Nazionale perché ammaliato dai petroldollari sauditi. Ed è proprio il possibile ritorno di Mancini che sta creando non pochi malumori con l’ex presidente del Coni che farebbe bene (questo è solo un consiglio) a ripartire da altri nomi e non affidarsi a chi ha deciso di abbandonare l’Italia salvo poi pentirsene.

Malagò è dunque l’uomo al quale si affida il calcio italiano, l’uomo da cui ci si augura di ripartire dopo tre drammi sportivi ingiustificabili. L’imprenditore e dirigente sportivo era il grande favorito alla vigilia e non ha tradito le attese: ecco quale sarà il suo programma.

Il programma di Malagò

Il programma elettorale di Giovanni Malagò si intitola “Uniti per il futuro del calcio italiano“. Questo, l’inizio del documento: “Il calcio italiano non ha bisogno di una stagione di contrapposizioni. Ha bisogno di una stagione di ricomposizione“. In sostanza, quello che vuole Malagò è “meno gestione dell’emergenza e più governo dei processi; meno annunci e più attuazione; meno burocrazia e più responsabilità; meno frammentazione e più sistema“.

Tra le priorità di Malagò ce ne sono tre più importanti delle altre: la prima è la reintroduzione del Decreto Crescita o un qualcosa che abbia simile funzione, cioè quella di incentivare l’acquisto di grandi giocatori dall’estero; la seconda è la cancellazione del divieto di pubblicità sul betting e l’introduzione di una percentuale destinata al calcio sui ricavi derivati dalle scommesse sulle stesse partite; la terza è il reinvestimento nei settori giovanili e nelle infrastrutture in modo da rendere il calcio sempre più accessibile a tutti.