Trend-setter per antonomasia, Milano è anche una cartina al Tornasole utile per indovinare con largo anticipo dove può portare il vento della politica italiana. Sarà l’unica grande città al voto l’anno prossimo, chiuso il ciclo di Beppe Sala, a dover rinnovare davvero la sua classe dirigente: Roma, Napoli e Torino vanno alle amministrative con le ricandidature degli uscenti. Milano no: ingrana da subito una marcia nuova. Sarà dunque l’esito elettorale ambrosiano a dare l’abbrivio per gli assetti e gli equilibri generali del prossimo futuro. Non è un caso se si assommano su Palazzo Marino più nomi di candidati di quanti se ne contino, messi insieme, per tutte le altre grandi città al voto.

L’imprenditore Antonio Civita, il capo degli avvocati milanesi Antonio La Lumia, l’assessore regionale Guido Bertolaso. Nomi ai quali si è aggiunto, per bocca della seconda carica dello Stato, il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, un quarto candidato: Pietro Tatarella. Nessuna parentela con il più noto Pinuccio, il consigliere comunale in quota azzurra è stato messo in campo con la mossa scacchistica del Cavallo da un esponente di un altro partito, FdI. Gesto considerato sgarbato dalle parti di Arcore, da dove è partito un input diverso.

E molto chiaro. Così ieri il leader di Forza Italia, Antonio Tajani, ha battezzato a sorpresa un candidato azzurro per Milano che il Riformista aveva intervistato pochi giorni fa, l’economista Carlo Cottarelli. Incidentalmente ex parlamentare del Pd e tra i protagonisti, nel capoluogo lombardo, del lancio degli Europeisti con Carlo Calenda, Pina Picierno e Luigi Marattin. È evidentemente a quel mondo che Forza Italia parla, aprendo a scenari inediti e assai interessanti. Proprio ieri su queste colonne ne aveva parlato il segretario milanese di Forza Italia, l’onorevole Alessandro Sorte: «Possiamo vincere solo unendo moderati e liberali ai riformisti che, delusi dal centrosinistra, se ne allontanano per condurre con noi una battaglia riformatrice comune».

Il ragionamento non fa una piega. Né vanno sottostimate le candidature di quattro donne che potrebbero dare, a loro turno, il segno della novità (nella competenza): la rettrice Giovanna Iannantuoni, l’assessore Martina Riva, la deputata azionista Giulia Pastorella e l’ex presidente Fai – e sottosegretaria alla Cultura – Ilaria Borletti Buitoni. Le bocce sono ancora tutte in movimento ed è molto presto per azzardare pronostici, ma è lampante come quello di Milano si prepari ad essere il terreno di un confronto politico di ispirazione nazionale. Riformisti e liberali insieme, senza più i paraocchi delle coalizioni forzate. Né centrodestra, né centrosinistra. Campo, quest’ultimo, che alla novità di Cottarelli non potrà rispondere con un candidato identitario come Pierfrancesco Majorino e dovrà puntare sulla carta di Mario Calabresi. Due volti noti e due storie riformiste per provare a far capire alle due vecchie cordate di destra e di sinistra che il tempo di rompere gli schemi è arrivato.

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.