Il fenomeno
Vannacci spacca il centrodestra. Meloni minimizza ma le conseguenze sono visibili
Paradossi della politica italiana. Ciò che non è riuscito per quattro anni alle opposizioni sembra oggi riuscire a un protagonista inatteso, l’”uomo nero” venuto dall’Est. Il nuovo partito di Vannacci è riuscito in pochi mesi a generare contraddizioni proprio nell’area politica che appariva compatta ed ad incrinargli il consenso. Probabilmente era questo il disegno degli interessati. Qualcuno gli ha aperto le porte, offrendo palcoscenici a un progetto che altrimenti avrebbe avuto difficoltà a emergere.
Il nervo sensibile della destra italiana
E la Lega, chissà perché, gli ha offerto la prima rampa di lancio da cui il nuovo soggetto si è affacciato sulla scena pubblica. La questione tocca un nervo sensibile della destra italiana. Non solo quella di matrice missina, ma l’intero universo moderato e conservatore che negli ultimi anni aveva trovato in Giorgia Meloni una sintesi tra identità nazionale, affidabilità internazionale e pragmatismo di governo. La narrazione del Generale parla invece alla una parte più inquieta di quell’elettorato: intercetta il voto di protesta, mobilita segmenti dell’astensionismo e raccoglie il malcontento di chi si sente ignorato da élite e istituzioni.
Il rischio di un ritorno all’indietro
Meloni può minimizzare, ma le conseguenze sono già visibili. Il suo linguaggio aspro verso l’Europa, le sfumature nei rapporti con le principali cancellerie occidentali e la ricerca di una ricomposizione con l’universo politico vicino a Donald Trump, suggeriscono una correzione di rotta. Eppure proprio l’emancipazione dai vecchi riflessi sovranisti e la trasformazione di Fratelli d’Italia in una forza conservatrice pienamente inserita nel campo occidentale ed europeo hanno rappresentato uno dei principali fattori del suo successo. È quindi legittimo chiedersi se un ritorno all’indietro non rischi di disperdere parte del patrimonio politico accumulato. I mondi moderati e cattolici che hanno progressivamente guardato a Meloni come a un interlocutore credibile potrebbero non seguire un eventuale riavvicinamento a quell’area in cui si intrecciano pulsioni euroscettiche, suggestioni Maga e conseguentemente ambiguità verso il putinismo. Non è neppure irragionevole pensare che Vannacci in campo rappresenti una polpetta avvelenata confezionata proprio da ambienti ostili alla collocazione euro-atlantica dell’Italia.
Per questo la riflessione non riguarda soltanto Giorgia Meloni. Riguarda anche cattolici democratici, liberali, popolari, riformisti e culture centriste. Da troppo tempo questi mondi osservano da spettatori l’avanzata dei populismi, acconciandosi con loro nel bipolarismo fallimentare. Ma ora è arrivato il momento per una vera costituente politica: una coalizione in grado di rompere il bipolarismo populista per giungere a nuove alleanze capaci di isolare cavalli di troia nemici della l’EU e dell’atlantismo. Cambiare l’Italia per partecipare alla costruzione dell’unica sovranità per i popoli europei è la battaglia giusta. La nascita a Milano di “europeisti” è la notizia più bella che da tempo sogniamo.
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