Qualche tempo fa si faceva ricorso alla locuzione “cantiere delle pensioni”, per indicare i lavori in corso per riformare il sistema previdenziale. Se dovessimo mantenere la metafora potremmo dire che ogni anno cambiano progettisti. Con un simile andirivieni è facile prevedere che la costruzione finale sarà un’opera incoerente. Con buona pace di coloro che dovrebbero abitarla e che hanno comprato appartamenti sulla base di progetti che ormai non esistono più.

Sempre nella metafora edilizia si potrebbe profilare l’ipotesi di truffa ai danni dei pensionandi. Fuor di metafora pare che a nessuno interessi che le pensioni sono il salvadanaio delle persone, i soldi risparmiati per un’intera vita per poter affrontare decisioni importanti. Non si dovrebbe giocare sulla pelle degli italiani. E invece lo si fa, baloccandosi con una materia complessa per natura e resa ancora meno intellegibile dai pasticci di troppi apprendisti stregoni. Ogni volta, per giustificare le modifiche rabberciate, si evoca l’ingiustizia dell’allungamento dell’età pensionabile e ci si dimentica che si tratta dell’aumento dell’aspettativa di vita, quindi gli anni per i quali lo Stato restituisce ai lavoratori il montante contributivo devono essere spostati un po’ più in là, altrimenti si finirebbe per erogare la pensione per un numero di anni superiore al numero di anni passati al lavoro.

Non si possono seguire le tracce dei cugini francesi, gli unici in Europa che si ostinano a voler tenere distinte le due fasi della vita, e non si possono riproporre i fantasmi domestici dei “baby pensionati” che ancora costano 4 miliardi all’anno. Andare in pensione più avanti quando si vive di più è la cosa più giusta che possa esistere. E non lo dico solo perché non voglio sottrarre il mio nome a quelli che contribuirono alla riforma “Sacconi-Tremonti” o alla “Fornero”, lo dico per le buone ragioni che sottendono il sistema a ripartizione, che si impegna a mantenere il difficile equilibrio tra generazioni nella grande partita previdenziale. Quindi si vada pure in pensione più tardi se si campa di più, ma si rispettino equilibri, conti e certezza dei diritti acquisiti.

Il difetto della Legge di Bilancio 2026 in tema previdenziale sta proprio nel voler annunciare la volontà di smantellare le ultime riforme, creando poi soltanto una grande confusione per chi si avvicina al momento della pensione. Abbiamo assistito a qualche ora di follia sul riscatto della laurea, con il rischio di veder modificati i diritti acquisiti. Poi le finestre mobili da modificare nel 2032, cioè alla fine della prossima legislatura. Della serie: a chi lascio il cerino? Abbiamo sentito tuonare sulla necessità di anticipare l’uscita dei lavoratori, per poi affidarsi a un complicato gioco di incrementi graduati nell’applicazione dei nuovi parametri collegati all’aspettativa di vita certificata dall’Istat e all’abolizione di alcune opportunità di uscita, come quota 103 e Opzione donna.

Quelli che volevano bastonare alla fine sono stati bastonati, con lo svantaggio per tutti di aver confuso le idee e con la pasticciata volontà di sostenere a tutti i costi la previdenza complementare. Si crede che la pensione di scorta possa decollare con una nuova stagione del silenzio-assenso e con il meccanismo del life cycle che dovrebbe adeguare automaticamente il profilo di rischio negli investimenti (salvo poi decidere che cosa fare per tutti coloro che sono entrati nei fondi pensione con profili di rischio “garantito” a bassissima rendita).

Nessuno che si ponga il problema che forse si dovrebbe riformare proprio il sistema della pensione di scorta. Se dopo 25-30 anni di previdenza complementare, gli iscritti ai fondi pensione sono un terzo dei lavoratori (e tra questi molti sono solo iscritti e non versano contributi) ci sarà una ragione? Se in Italia paghiamo il 33% di contributi obbligatori (il doppio della Germania, il triplo della Gran Bretagna) come si può immaginare che i lavoratori abbiano risorse aggiuntive per la pensione-bis? Ma dove nascono gli interrogativi seri le risposte non arrivano, anzi si cancellano le domande.