Altro che aprile dolce dormire. Questo è il mese decisivo delle nomine del governo Meloni per le aziende partecipate più strategiche per il Paese. Nelle prossime due settimane di tregua in Medio Oriente il calendario italiano è super serrato.

La prima mossa è stata quella su Poste Italiane: si è scelta la continuità, con la lista del Tesoro che prevede le conferme della Presidente Silvia Rovere e dell’Ad Matteo Del Fante al quarto mandato, in vista dell’assemblea del 27 aprile. Ma Pasqua non è stata di festa per i leader di maggioranza. Entro il 13 aprile dovranno essere presentate le liste per Leonardo ed Eni; il 15 si terrà l’attesissima assemblea Mps; entro il 17 sarà la volta di Enel e Terna, che da calendario terranno poi le rispettive assemblee il 12 maggio. Decidere bene non sarà solamente un bon geste politico. Ma anche un indirizzo chiaro di politica economica in una fase ancora complessa. Dal 2017 al 2024 il giro d’affari delle attuali 45 partecipate di Stato è aumentato di 84 miliardi di euro: cifra che equivale a circa cinque Finanziarie e a oltre il 4% del Pil. Il fatturato totale delle aziende di Stato è da capogiro: 312,2 miliardi di euro. Decisivo il loro peso sociale e politico, in un anno comunque elettorale. Le partecipate danno lavoro a oltre mezzo milione di addetti. Serve tutta la saggezza di Giorgia Meloni, in tandem con i Vicepresidenti Salvini e Tajani, per esprimere il meglio della managerialità made in Italy.

A quanto trapela, il metodo scelto è quello della ponderazione, ma non della cautela estrema. One step at a time, appunto. Prossima stazione: Eni, dove il tema principale non sembra il quinto mandato per Claudio Descalzi – molto più che probabile – ma la partita si sta giocando sulla nuova presidenza, dove si intrecciano equilibri politici ad esigenze tecniche. La riconferma dell’attuale presidente Giuseppe Zafarana (ex numero uno della Guardia di Finanza) sarebbe insidiata dall’attuale Comandante Generale delle Fiamme Gialle, Andrea De Gennaro. Spoil system in salsa Fiamme Gialle unica strada? Non sembra. In corsa per la presidenza ci sarebbe anche Elisabetta Belloni, già Segretaria Generale del Ministero degli Esteri e Direttrice Generale del Dis, e in caso di uscita da Enel anche Paolo Scaroni.

Su Leonardo i giochi sembrano al momento i più complessi e la rosa dei papabili a sostituire l’Ad Roberto Cingolani piuttosto ampia. Nelle ultime sembra essere passato in pole position su indicazione diretta di Palazzo Chigi Alessandro Ercolani, attuale Country Manager di Rheinmetall Italia. In ordine di apparizione sui media si erano fatti i nomi di: Lorenzo Mariani (Executive Group Director Sales & Business Development e Managing Director di MBDA Italia, joint venture Airbus-Bae Systems e Leonardo sui sistemi missilistici), Pierroberto Folgiero (Ad di Fincantieri) e Stefano Donnarumma (Ad Ferrovie dello Stato). Poi a seconda di chi vincerà la corsa, si penserà alla presidenza, che potrebbe passare da Stefano Pontecorvo a Francesco Macrì, Vicepresidente Cisambiente Confindustria e membro del CdA di Leonardo.

Sul fronte Enel, invece, il percorso appare più lineare. Il gruppo dovrebbe andare verso una gestione in continuità con l’attuale governance, con un secondo mandato per l’amministratore delegato in carica, Flavio Cattaneo, e la conferma del Presidente Paolo Scaroni. Qui il governo ad oggi sembra voler evitare scossoni, ma non sono impossibili future sorprese. Su Terna, dove la posizione dell’amministratore delegato Giuseppina Di Foggia sarebbe insidiata da Pasqualino Monti, Ad di Enav.

Per quanto riguarda Mps, in vista dell’Assemblea dei soci del 15 aprile, il CdA ha indicato Fabrizio Palermo quale unico candidato per il ruolo di Ad, che si affiancherebbe al confermato Presidente Nicola Maione, per cui si prospetta il quarto mandato nel CdA della Banca più antica al mondo. I nomi espressione della lista frutto della regia Tesoro-Caltagirone al momento hanno ottime chance per ricoprire i ruoli apicali della nuova guidance dell’istituto senese. Anche alla luce della decisione del CdA della risoluzione unilaterale per giusta causa del rapporto di lavoro in qualità di Direttore Generale di Luigi Lovaglio, candidato al ruolo di Ad con la lista alternativa Plt.

Il quadro complessivo sulle nomine per le partecipate restituisce un governo impegnato a bilanciare continuità e discontinuità, con una strategia che punta a chiudere i dossier in due tempi: prima quelli più urgenti, poi gli aggiustamenti sulle caselle ancora aperte. Una partita complessa, dove pesano gli equilibri politici interni alla maggioranza ma anche le dinamiche industriali e internazionali dei gruppi coinvolti.

Paolo Bozzacchi

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