“Fattore tempo”
Dall’Alta Velocità al Ponte sullo Stretto, stiamo bruciando milioni di euro per le nostre incertezze
Dagli introiti annuali sfumati per le Ferrovie dello Stato dal valore di circa 80 miliardi di euro ai ritardi sull’opera tanto discussa, che la Sicilia sconta con una crescita mancata del suo PIL
Gli introiti complessivi del mercato dell’Alta Velocità (AV) in Italia superano i 4 miliardi di euro all’anno, considerando sia l’operatore pubblico sia quello privato. Questo valore è generato principalmente dalla vendita dei biglietti ai passeggeri e dai pedaggi infrastrutturali. Secondo il cronoprogramma, il Gruppo delle Ferrovie dello Stato avrebbe potuto disporre di introiti annuali, a partire dal 2006, pari a circa 4 miliardi di euro e quindi oggi le Ferrovie dello Stato avrebbero potuto disporre, complessivamente, di circa 80 miliardi di euro.
Per quanto concerne invece il Ponte sullo Stretto di Messina, nel 2021 l’allora Presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci ed il Vice Presidente Gaetano Armao affidarono ad un Istituto di ricerche l’incarico di stimare quale fosse il danno per l’economia siciliana causato dall’assenza di una “continuità territoriale”. Dopo un articolato e complesso lavoro, l’Istituto di ricerca dimostrò in modo analitico e molto dettagliato, che la mancanza di una continuità territoriale produceva annualmente un danno al PIL della Regione Sicilia pari a 6.2 miliardi di euro. Nel 2011 il progetto era pronto per essere approvato dal CIPE e, secondo il relativo cronoprogramma, l’opera sarebbe stata disponibile entro il 2019; quindi da sette anni la Regione Sicilia avrebbe potuto contare su una crescita aggiuntiva del suo PIL di 43,4 miliardi di euro.
Due soli esempi dimostrano il nostro assurdo approccio alla rilevanza del “fattore tempo”. Ed è doveroso ricordare la complessità dei passaggi che caratterizzano la approvazione di una proposta progettuale nel nostro Paese:
• Approvazione dell’organo tecnico della Amministrazione proponente
• Approvazione del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici
• Esame del progetto in Conferenza di Servizi in cui sono presenti tutti i soggetti direttamente ed indirettamente interessanti all’intervento
• Esame del Ministero dell’Ambiente e ottenimento sia dell’apposito parere sia della Verifica di Impatto Ambientale
• Esame del Ministero dei Beni Culturali ed ottenimento dell’apposito parere
• Esame della proposta da parte del Dipartimento per la Programmazione e il Coordinamento della Politica Economica (DIPE)
• Esame della proposta da parte del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica e lo Sviluppo sostenibile
• Esame del Ministero dell’Economia e delle Finanze sulla copertura finanziaria dell’opera
• Esame e registrazione della proposta da parte della Corte dei Conti
Certo, una grande responsabilità va addebitata ai comportamenti istituzionali; ai comportamenti di alcuni Ministeri o di alcuni Enti locali, o di alcuni schieramenti politici contrari da sempre alla infrastrutturazione organica del Paese. Oggi forse andrebbe detto a coloro che sottovalutano il valore del “fattore tempo” che nel 2025 il valore della logistica e quello dell’import – export ha superato il valore di 814 miliardi di euro (114 la logistica e 700 l’import – export), cioè quasi il 45% del PIL e che la offerta infrastrutturale rappresenta la base, la forza ed il motore di tale valore. Se posso quindi comprendere gli itinerari autorizzativi complessi, non posso né capire, né giustificare il comportamento di alcuni schieramenti politici nel bloccare sistematicamente le opere, nel pilotare e gestire il dissenso per la loro linea.
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