Esteri
“Due popoli, due Stati” è impraticabile. E Gaza resta sotto il controllo armato dei terroristi
Che Trump abbia sbagliato per primo, polemizzando con l’Unione Europea, è indubbio. Così come è vero che Stati Uniti e Israele hanno lanciato l’attacco contro l’Iran senza una consultazione preventiva. A ciò si aggiunge l’ambiguità del rapporto tra Trump e Putin sulla guerra in Ucraina.
Ciò detto, est modus in rebus anche nelle reazioni europee, soprattutto se si guarda alla sostanza dei problemi. Esiste infatti una connessione profonda, in chiave antioccidentale, tra la Cina, che ha sostenuto finora Russia e Iran; l’Iran, che ha rifornito la Russia di droni; e la Russia, che alimenta economicamente questo sistema attraverso le sue esportazioni energetiche. Sul piano militare restano aperte questioni decisive, che riguardano non solo Stati Uniti e Israele, ma anche l’Europa. Uno dei pochi risultati ottenuti da Trump è stato il recupero degli ostaggi israeliani ancora vivi nelle mani di Hamas, una ventina. Resta però irrisolto il nodo del disarmo di Hamas. Senza di esso, qualsiasi prospettiva di «due popoli, due Stati» è impraticabile, come ha correttamente sostenuto il governo italiano. Al contrario, altri governi europei, in primo luogo Spagna e Francia, hanno riconosciuto uno Stato palestinese che non esiste ancora, mentre Gaza resta sotto il controllo armato dei terroristi.
Le questioni aperte non finiscono qui. Il possibile blocco dello Stretto di Hormuz, i missili iraniani a lunga gittata puntati sugli Emirati Arabi e, soprattutto, il programma nucleare di Teheran rappresentano problemi vitali per Israele, fondamentali per gli Stati Uniti e rilevanti anche per l’Unione Europea e per l’Italia. Non va poi ignorata l’incredibile contraddizione di chi accusa Israele di un inesistente genocidio e sorvola invece sui quarantamila dissidenti iraniani, uomini e donne, massacrati dal regime. Una volta espressa la protesta europea per la mancata consultazione preventiva sull’attacco americano-israeliano, resta tuttavia discutibile il rifiuto di Francia, Spagna, Italia e altri Paesi europei di concedere agli Stati Uniti l’utilizzo degli spazi aerei per operazioni militari volte a costringere l’Iran a cambiare linea su questioni vitali per tutti, Europa compresa. Anche perché il cosiddetto «terzismo europeo» non incide minimamente né sul programma nucleare iraniano né sulla questione del blocco di Hormuz. Alcuni governi europei, in particolare quello francese, con il ricorso al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, sembrano inoltre ignorare che Hezbollah continua a colpire Israele anche durante le trattative tra Gerusalemme e Beirut. La reazione israeliana appare inevitabile, anche per evitare di ritrovarsi indebolita qualora si arrivasse a un’intesa tra Washington e Teheran.
Infine, non possiamo esprimere dissenso verso le ultime posizioni del governo italiano sull’adesione dell’Ucraina all’Unione Europea. Finora la linea di Giorgia Meloni, Guido Crosetto e Antonio Tajani è stata ineccepibile, nonostante i distinguo della Lega. Su questo terreno l’opposizione si è caratterizzata per una sovrapposizione di posizioni incompatibili: il filoputinismo del Movimento 5 Stelle, l’impostazione antioccidentale di Alleanza Verdi e Sinistra, le ambiguità di una parte consistente del Partito Democratico. Solo una minoranza del Pd ha sostenuto con coerenza l’Ucraina.
Oggi però anche il governo sembra subire in misura crescente il condizionamento di Matteo Salvini, a sua volta ossessionato dalla concorrenza di Roberto Vannacci. Emerge così tutta la contraddittorietà del bipolarismo italiano: entrambe le coalizioni risultano profondamente divise proprio sul nodo decisivo della politica estera. Eppure è da lì che passa il destino del Paese.
© Riproduzione riservata







