La visita a Orvieto
La vita in carcere di Moretti, la cella con i cinque nuovi compagni e le attività trattamentali. Verini: “Condannato per responsabilità oggettiva”
Si è costituito nel carcere di Orvieto nella serata di giovedì 25 giugno, poche ora dopo la decisione dei giudici della Cassazione che hanno reso definitiva la condanna a 5 anni per disastro ferroviario colposo e incendio. Mauro Moretti, 73 anni il prossimo ottobre, paga perché quando avvenne la strage di Viareggio era amministratore delegato di Ferrovie dello Stato (dal 2006 al 2014). Era il 29 giugno 2009 e 32 persone persero la vita (oltre 100 invece i feriti) in seguito al deragliamento e all’esplosione di un treno che trasportava gpl. “Questa sentenza pone un precedente pericolosissimo circa la responsabilità dei manager” le sue parole al Corriere della Sera prima di recarsi in carcere.
Pochi giorni dopo il suo ingresso, Moretti ha ricevuto domenica 28 giugno la visita del senatore del Partito democratico Walter Verini. “Per una delle consuete visite dentro le carceri, sono stato oggi a quello di Orvieto, dove ho trovato problemi purtroppo diffusi: insufficienza degli organici di personale di polizia, spazi ristretti, detenuti che lamentano tanti problemi che, in una pena che scontano, hanno il diritto di vedere affrontati. Ho incontrato anche Mauro Moretti, lì detenuto da qualche giorno”.
Verini sottolinea di aver “incontrato un uomo che vive con dignità questo momento, che ha solidarizzato subito (e viceversa) con i cinque compagni di cella, che ha deciso di iscriversi alle attività trattamentali e formative”. Sulla condanna il senatore dem commenta: “Devo dire che il primo pensiero è andato all’origine di tutto, alla strage di Viareggio, alle vittime e ai loro familiari: sono giorni, questi, di anniversario di un dolore incolmabile, di una ferita profonda che niente e nessuna sentenza potranno cancellare. Tuttavia credo che non abbiano torto coloro che sostengono come la sentenza che ha portato in carcere Moretti – che ovviamente va rispettata – appaia più che discutibile, configurando penalmente una responsabilità più oggettiva che personale”.
“Non da oggi la penso così: negli anni mi è capitato – precisa – per esempio, di solidarizzare anche pubblicamente con Chiara Appendino, della quale era difficile vedere responsabilità dirette e personali nella tragica sera di Piazza San Carlo”.
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