Così Vannacci ha intercettato una domanda politica reale
La vera sfida di Futuro Nazionale è selezionare la classe dirigente
Per mesi, molti osservatori hanno liquidato Futuro Nazionale come l’ennesimo partito personale destinato a vivere della popolarità del proprio fondatore. Era un’ipotesi ragionevole. Oggi, però, i numeri obbligano a rivedere il giudizio. Il sorpasso sulla Lega nei sondaggi non è soltanto una curiosità statistica. È il segnale che Roberto Vannacci ha intercettato una domanda politica reale: quella di una parte dell’elettorato di destra che considera il governo Meloni troppo prudente e Matteo Salvini ormai incapace di rappresentare una linea realmente alternativa all’establishment europeo. La spiegazione della crescita, tuttavia, non sta soltanto nella popolarità di Vannacci. Esiste oggi uno spazio politico relativamente scoperto alla destra di Meloni: un elettorato che giudica il governo troppo prudente su immigrazione, sicurezza, identità nazionale e rapporti con l’Unione europea.
Nei sistemi multipartitici, i nuovi partiti raramente conquistano grandi quote di elettorato esclusivamente per meriti propri: più spesso crescono perché un’altra forza politica entra in crisi. Naturalmente esiste anche il rischio opposto. Ogni partito costruito attorno a una figura fortemente carismatica rischia di confondere il consenso verso il leader con la solidità dell’organizzazione. La vera prova arriverà quando Futuro Nazionale dovrà affrontare amministrative, regionali e candidature locali. È lì che emergerà la differenza tra un movimento e un partito. Vannacci dispone oggi di una risorsa preziosa, quella che Napoleone considerava il fattore più importante in guerra: il tempo. E da buon militare lo sa bene. Le elezioni politiche non sono imminenti, e questo gli offre la possibilità di costruire con calma una struttura credibile. Ma il tempo può essere anche un nemico.
Il vero patrimonio di Futuro Nazionale, oggi, non è tanto il consenso registrato nei sondaggi quanto il diritto di scegliere chi far entrare nel progetto. Un partito nascente ha ancora il privilegio della selezione. Se rinuncerà a questo privilegio in nome della crescita rapida, rischierà di ripercorrere la parabola di molti movimenti italiani: vincere nel breve periodo e perdere la propria identità nel lungo. In politica il successo non si misura dal numero di persone che chiedono di entrare in un partito, ma dalla qualità di quelle che il partito decide di lasciare fuori. La sfida di Futuro Nazionale non sarà crescere. Sarà crescere senza assomigliare a ciò che promette di sostituire.
© Riproduzione riservata







