Ribadire che nessun ministro debba decidere chi conduce Report è pleonastico, così come sarebbe pleonastico dire che neppure la Presidente di una Commissione di Vigilanza può deciderlo. E allo stesso modo è strumentale invocare l’European Media Freedom Act per trasformare ogni verifica interna su Ranucci in un attacco alla libertà di stampa.

L’EMFA tutela l’indipendenza editoriale della Rai, non garantisce l’impunità personale di chi ci lavora a fronte di palesi violazioni delle regole aziendali. E non è convincente sostenere che l’unica domanda sia se i rapporti con Lavitola abbiano o meno condizionato i contenuti di Report. La correttezza professionale non si misura soltanto su ciò che va in onda.

Riservatezza, rapporti di lealtà e correttezza verso l’azienda, i comportamenti verso la redazione e tutela dell’immagine del programma, sono anch’essi aspetti che la Rai ha il diritto e il dovere di valutare. Se un dirigente Rai invia a un giornalista una comunicazione nell’ambito del rapporto di lavoro e quella comunicazione viene inoltrata all’esterno, è legittimo che la Rai verifichi eventuali violazioni degli obblighi di riservatezza e correttezza professionale.

Report può essere un valore per la Rai in termini di ascolti e pubblicità, ma il valore del programma non può diventare uno scudo per il comportamento di chi lo conduce. Ranucci è e resta vittima dell’attentato subito, e su quell’attentato spetta alla magistratura accertare fatti e responsabilità, ma non è vittima della Rai. Anche alla luce di quanto sta emergendo, eventuali responsabilità professionali devono poter essere accertate dall’Azienda così come questa ha il dovere di fare nei riguardi di ogni suo dipendente, senza trasformare ogni verifica in un inutile richiamo ad un’aggressione alla libertà di stampa.

Federica Frangi

Autore

Consigliere Rai