L'intervista
“Così la vittoria di Le Pen potrebbe compromettere gli equilibri Ue”, intervista a Daniel Peyronel
«La campagna elettorale francese – ragiona il giornalista indipendente Daniel Peyronel – giunge in un momento critico per l’Unione europea, proprio mentre si discute del bilancio monumentale per il periodo 2028-2034: il Rassemblement national vuole diminuire drasticamente il proprio contributo. Se la Francia si sfila, l’effetto domino è assicurato». Esperto di politica francese, cambiamento climatico e trasformazioni sociali, Peyronel collabora con diverse testate italiane ed europee. Il suo nuovo lavoro, il volume Jordan Bardella. Un trentenne all’Eliseo?, è stato pubblicato in Italia da Castelvecchi.
Marine Le Pen corre per l’Eliseo, mentre la Cassazione si pronuncerà probabilmente ad aprile, quando la competizione elettorale sarà al rush finale: un azzardo?
«L’unico ostacolo sul percorso di Marine Le Pen era la condanna all’ineleggibilità, ridotta dalla Corte d’appello a 45 mesi rispetto ai cinque anni inflitti in primo grado, di cui 30 sospesi grazie alla condizionale. In sostanza, i 15 mesi rimasti Marine Le Pen li ha già scontati. Superato questo scoglio, la candidata d’estrema destra punta ora all’immunità presidenziale, nel caso in cui dovesse vincere il ballottaggio a maggio 2027. In realtà, la Corte di cassazione potrebbe già valutare il ricorso prima di aprile, per esempio a febbraio 2027. In questo caso, se dovesse dare torto alla candidata, si aprirebbe per lei una fase di incertezza: presentarsi agli occhi degli elettori come colpevole e, nel peggiore dei casi, limitata dalla sorveglianza elettronica. La scommessa di Marine Le Pen, che nonostante la sussistenza dei fatti non si è arricchita personalmente con i soldi dei contribuenti europei, è che la Cassazione rinvii il caso a un’altra corte d’appello: in quel caso bisognerebbe aspettare la fine del suo eventuale mandato per svolgere un nuovo processo».
Alcuni sondaggi preannunciano la vittoria di Le Pen, mentre Le Figaro prevede un suo successo al ballottaggio: da cosa potrebbe dipendere un tale consenso?
«Marine Le Pen ha costruito negli ultimi vent’anni una solida base elettorale composta principalmente da piccoli imprenditori, da una classe operaia del nord della Francia, antisistema e che si sente abbandonata dalle altre forze politiche, e da un elettorato appartenente a una classe agiata e piuttosto anziana nel sud della Francia. Se riesce ad attrarre anche il voto dei pensionati, di una parte dei giovani e della destra moderata liberale, grazie anche al profilo complementare di Jordan Bardella, avrà ottime probabilità di conquistare l’Eliseo al quarto tentativo. Uno scenario possibile anche grazie all’assenza di candidati alternativi credibili: Jean-Luc Mélenchon è considerato troppo divisivo per vincere al ballottaggio, mentre al centro gli ex premier Gabriel Attal e Édouard Philippe si contendono il voto centrista e tentano difficilmente di emanciparsi dalla figura di Emmanuel Macron, estremamente impopolare».
Bardella passa dal raccogliere il testimone della candidatura per il Rassemblement National al ruolo di gregario: la sua figura ne esce ridimensionata? La sua corsa per l’Eliseo è al momento sfumata?
«Sì. Ma attenzione: Jordan Bardella è sempre stato il piano B nel caso in cui Marine Le Pen fosse stata impossibilitata dalla giustizia a presentarsi. È vero che dall’inizio dell’anno Bardella ha assunto una statura nazionale, monopolizzando l’attenzione mediatica e concedendo interviste a prestigiose testate straniere, ma si trattava soprattutto di una strategia del Rassemblement national volta a non farsi trovare impreparato nella corsa in caso di verdetto sfavorevole a Marine Le Pen. Considerata anche la sua giovane età, a Bardella conviene rimanere ancora un po’ nell’ombra della leader storica, accumulando magari una preziosa esperienza come potenziale futuro premier. Nel 2032, alle elezioni successive a quelle del 2027, Bardella avrà 37 anni: sarà più giovane di quanto fosse Emmanuel Macron quando conquistò l’Eliseo nel 2017».
A suo avviso, come potrebbe cambiare l’Unione Europea con una Francia a trazione Rassemblement National?
«L’Europa sta già cambiando sotto l’influenza delle forze di destra e d’estrema destra. Tra i Patrioti per l’Europa guidati dall’eurodeputato Bardella, i Conservatori e Riformisti europei di Fratelli d’Italia e l’Europa delle Nazioni Sovrane, di cui fa parte l’Alternative für Deutschland, le destre radicali occupano un quarto dei seggi al Parlamento europeo. E da questa legislatura il baricentro si è spostato decisamente a destra, con i deputati del Partito popolare europeo che hanno rotto gli indugi e votano assieme all’estrema destra su tutta una serie di testi, dall’immigrazione allo smantellamento del Green Deal. Ovviamente, se anche Parigi dovesse finire tra le mani dell’estrema destra, sarebbe un terremoto per l’Europa. Benché più vicino alla linea atlantista e filoeuropea di Giorgia Meloni, Jordan Bardella avrebbe difficoltà a imporre la propria visione a Marine Le Pen, decisamente più filorussa e ostile a Bruxelles».
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