Giustizia
Figuraccia Ranucci: il giornalista scivola sul metodo Report. Lo “stiamo verificando” diventa un cortocircuito
«Una nostra fonte avrebbe visto il ministro Nordio nel ranch di Cipriani in Uruguay a marzo. Se fosse vero, è una notizia. Stiamo verificando». Sigfrido Ranucci ha pronunciato questa frase il 28 aprile in prima serata, davanti a milioni di spettatori. Poi, incalzato dalla lettera di richiamo della Rai e dall’annuncio di un’azione risarcitoria, si è difeso con un capolavoro di sofistica: non ho dato una notizia non verificata, ho soltanto detto che stavamo verificando una notizia.
Lancia il sasso e ritira la mano
Fermiamoci su questa costruzione. Se si pronuncia in diretta il nome di un ministro della Repubblica associato a un ranch uruguaiano e a una grazia controversa, la notizia è già stata data. Il «stiamo verificando» non è una cautela: è un paravento. Si lancia il sasso, si ritira la mano. Ma la verifica in corso presuppone che la notizia sia già stata comunicata. È un cortocircuito logico prima ancora che deontologico. Il danno all’onore non si ripara con una telefonata, fosse anche la più cristallina del mondo. C’è poi un dettaglio cronologico che rende tutto ancora più incredibile.
La grazia a Nicole Minetti porta la data del 18 febbraio 2026: Nordio aveva già firmato la proposta settimane prima del presunto viaggio. A marzo era in Italia, in campagna referendaria per la separazione delle carriere. La suggestione non regge sul piano deontologico, non regge sul piano logico, e non regge nemmeno sui fatti. Tre su tre. Ma era già andata in onda.
E Scarpinato segue lo stesso metodo
Singolare, allora, che negli stessi giorni il senatore Roberto Scarpinato — intervistato da Mediapart nel Palazzo di Giustizia di Parigi — abbia dichiarato che «contro di me ci sono giornali di destra e un governo di mafiosi», aggiungendo di sapere che «molti di loro sono stati complici dei mafiosi» e che «sono corrotti». Nessuna sentenza, nessun processo, nessun fatto accertato. Il metodo è identico: prima si dice, poi si verifica — o non si verifica mai. L’unica differenza è la scenografia. Ranucci sceglie uno studio televisivo. Scarpinato sceglie il Palazzo di Giustizia di Parigi. Ma il meccanismo — evocare, insinuare, non dimostrare — è lo stesso. Ed è un modo di fare informazione, e di fare politica, che appartiene agli incubi più feroci della mistificazione della realtà.
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