Gianni Alemanno sposa la battaglia per la remigrazione, mantra di Roberto Vannacci e di Futuro Nazionale, e condivide il tetto del 4% lanciato di recente dall’ex generale come limite massimo di immigrati ammessi in Italia rispetto al resto della popolazione. «Quella percentuale credo sia giusta», ha detto appena uscito.

Il carcere di Alemanno e i detenuti italiano che pagano il pizzo a quelli stranieri

A poche ore dalla scarcerazione, lo storico leader della destra – da sempre distante da Fratelli d’Italia – ha spiegato la sua sintonia con Vannacci sulla necessità dei rimpatri. Un’idea che si è consolidata nei mesi trascorsi nel penitenziario di Rebibbia. «Nel braccio del carcere dove mi trovavo c’erano pochi immigrati e con loro ho avuto ottimi rapporti – ha spiegato – ma in altri bracci ci sono veri clan etnici che attuano una forma di razzismo contro gli italiani. Per fare un esempio, so che ci sono detenuti italiani che pagano il pizzo a quelli stranieri per poter fare la doccia. L’immigrazione non è più sostenibile oltre certe percentuali. Molti sono intrappolati nel nostro Paese e non pensano nemmeno a chiedere la cittadinanza».

La scia di Alemanno

Il ritorno alla libertà di Gianni Alemanno non è soltanto una vicenda personale. Nelle stanze della politica di destra viene letto come l’inizio di una nuova fase. Non tanto perché l’ex sindaco di Roma sia destinato a tornare immediatamente protagonista della scena pubblica, quanto perché attorno a lui continua a muoversi una rete di dirigenti, professionisti e amministratori che, negli ultimi anni, non ha mai smesso di lavorare. Futuro Nazionale, il movimento nato dall’intesa tra Alemanno e Roberto Vannacci, sta consolidando la propria struttura organizzativa in vista delle prossime sfide politiche. Una crescita silenziosa ma costante, che punta a trasformare una comunità militante in una vera organizzazione politica. Tra le figure che stanno emergendo nella costruzione del partito c’è l’avvocato Giorgio Carta, a cui il Generale vorrebbe affidare la responsabilità del dipartimento Sicurezza. Una scelta osservata con attenzione negli ambienti della destra. Carta è conosciuto per una cultura giuridica improntata al garantismo. Un profilo non scontato in un’area politica spesso identificata esclusivamente con il tema dell’ordine pubblico. La sua presenza segnala la volontà di coniugare sicurezza e tutela delle garanzie costituzionali, legalità e diritti individuali. Un elemento che potrebbe contribuire ad allargare il perimetro del progetto politico di Futuro Nazionale oltre quella iniziale configurazione un po’ grigia: Vannacci viene dalla carriera militare, i primi parlamentari li ha presi da Lega e da Forza Italia. Il ritorno di Alemanno, in questo quadro, assume un significato più ampio. Identitario, tradizionalmente ancorato all’estrema destra romana. Potrà richiamare i nostalgici dell’ultimo Msi? Domenico Gramazio, salutandone la scarcerazione, ha ricordato le numerose visite a Rebibbia e le lunghe conversazioni avute con l’ex sindaco. Un gesto di amicizia personale, ma anche il segnale che una parte della destra storica continua a riconoscergli un ruolo politico. Sentito dal Riformista, c’è chi richiama vecchie ruggini e divisioni interne

La calamita Alemanno inizia a funzionare

Ma la calamita Alemanno, piccola o grande che sia, inizia a funzionare. In Calabria, per esempio. Dove Fabrizio Falvo, avvocato cosentino, già consigliere comunale e provinciale di Alleanza Nazionale vicino ad Alemanno, figlio dell’ex deputato missino Benito Falvo, si è schierato tra i primi dirigenti calabresi di Futuro Nazionale. E c’è poi Francesco Bevilacqua, già senatore di Alleanza Nazionale per quattro legislature, oggi tra i riferimenti di Futuro Nazionale in Calabria. «La vera destra è dove c’è la fiamma», è quella che sta con Giorgia Meloni, di Almirante, Tatarella, Fini, taglia corto Fabrizio Tatarella. Chi immagina però un Alemanno isolato rischia di sottovalutare il fenomeno. L’ex sindaco non entra in casa Vannacci da solo. Come si dice a Roma, bussa con i piedi. Dietro di lui c’è una rete di dirigenti politici, amministratori locali e professionisti che ha continuato a operare anche durante la sua assenza dalla scena pubblica. Una parte significativa di questa classe dirigente proviene dalle esperienze del Movimento Sociale Italiano e di Alleanza Nazionale. Uscendo dal partito di Fini, Alemanno diede vita a Azione Nazionale. Non era ancora Futuro Nazionale, no. Ma l’idea era quella.

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.