C’è una certa area progressista internazionale (da Mamdani e la sua amministrazione arrivando a buona parte del nostro campo largo) che sta disegnando un possibile nuovo (dis)ordine mondiale. Le autocrazie vengono riabilitate come interlocutori autorevoli, i nemici della libertà trattati come compagni di lotta, e i regimi più omofobi e misogini del pianeta vengono abbracciati come se portassero bandiere arcobaleno.

Il caso di Ana María Archila, responsabile degli Affari Internazionali del sindaco di New York, è perfetto. Immigrata dalla Colombia, laureata in arte come tante figlie della borghesia che si formano con quelle idee parassitarie anti-occidentali tipiche di certe università, lesbica dichiarata con due figli, ha organizzato un incontro con l’ambasciatore iraniano proprio mentre le relazioni tra Washington e Teheran erano al minimo storico. In Iran l’avrebbero impiccata solo per il suo orientamento sessuale. Ma evidentemente per lei e per il suo sindaco non era un problema. Mamdani e la sua cerchia (soprattutto sua moglie con post sui social pro 7 ottobre) hanno mostrato più di una simpatia per il fronte che include Hamas. E Hamas (cioè un proxy iraniano), come è noto, riserva agli omosessuali un trattamento infallibile: il volo dai tetti. Funziona. Nessuno infatti torna indietro a commettere atti contro i valori islamici una volta che ha fatto quella fine. Nel pieno di una crisi mondiale, nel momento peggiore delle relazioni tra l’amministrazione Trump e l’Iran, Archila ha avuto questa brillante idea. Per fortuna è stata immediatamente troncata dal Dipartimento di Stato.

In Italia lo schema è identico con Giuseppe Conte, tra i leader più probabili del campo largo. Oltre alla posizione chiaramente anti-israeliana e filo-palestinese, ha lavorato con coerenza per riabilitare come interlocutore (e quasi come vittima) il Paese più aggressore verso l’Europa degli ultimi decenni: la Russia. Invasione dell’Ucraina, rete di spie, corruzione in Europa, ultimi scandali di agenti in Italia. Il Pd, che dovrebbe essere l’espressione istituzionale della sinistra italiana, non si è scandalizzato, non ha preso distanze rumorose, non ha fatto dichiarazioni nette. Silenzio complice. E qui entra in gioco anche Elly Schlein, il cui orientamento e vicinanza alla comunità gay è sincero e pubblico. Eppure guida un partito che non ha mai avuto il coraggio di rompere davvero con chi, come Putin, ha fatto delle leggi omofobe uno strumento di potere e di repressione. In Russia essere gay o lesbica significa rischiare la galera per “propaganda”, venire picchiati, torturati o uccisi. Ma evidentemente anche questo dettaglio può essere messo da parte quando si tratta di tenere insieme il campo largo.

Questi due episodi che possono apparire lontani (New York con l’Iran e Roma con la Russia) sono la cartina di tornasole di quello che potrebbe diventare un futuro distopico se queste forze dovessero prevalere. Immaginiamoci un’America dopo Trump governata da un sindaco di New York o da un candidato con le stesse idee in politica estera ed economica. E immaginiamoci l’Italia alle prossime elezioni, con il centrodestra eroso dai voti del partito filo-russo del Generale Vannacci, e il campo largo al governo con Conte in posizione di forza. Conte, che da premier ha già mostrato le sue predilezioni per il campo putiniano e per la Via della Seta cinese, diventerebbe facilmente premier contro la voce debole di una Schlein senza peso reale. Il risultato sarebbe un governo apertamente anti-occidentale, filo-iraniano, filo-russo e filo-cinese, con un appoggio esterno o interno dall’estrema destra filorussa di Vannacci e non solo. Come già successo quando i 5 Stelle fecero il governo con la Lega.

Le ricette economiche pseudo-socialiste poi sono lo specchio perfetto di quelle politiche. Quelle di Mamdani stanno già mostrando i loro effetti: fuga dei contribuenti più facoltosi per le tasse alte e per la gestione sociale, disordini e tensioni anche con la Comunità italoamericana (per un tentativo di cancel culture verso di essa). Quelle di Conte hanno già indebitato pesantemente l’Italia e le sue future generazioni con le ricette populiste dei 5 Stelle (reddito di cittadinanza e Superbonus). New York con l’Iran e Conte con le sue aperture alla Russia ci dicono una cosa molto chiara: il pericolo che corre la democrazia in Occidente se la società civile e gli elettori non si svegliano dal torpore in cui li ha messi anni di propaganda mascherata da pacifismo e terzomondismo. Qualsiasi schieramento politico, da destra a sinistra, in Italia, in Europa e in America, dovrebbe partire da un principio non negoziabile: la difesa dei valori fondamentali delle democrazie occidentali. Questo significa una posizione di politica estera chiara e senza ambiguità contro i nemici dell’Occidente. Significa sostegno totale e senza se e senza ma all’Ucraina contro l’imperialismo russo. Significa difesa senza se e senza ma di Israele, che sta combattendo per tutti noi (ipocriti) un nemico che minaccia l’intero Occidente. Perché l’islamismo radicale e il putinismo sono due facce della stessa medaglia: il tentativo, con metodi diversi ma con lo stesso obiettivo, di distruggere l’Europa e l’Occidente.