Il profilo
Chi è l’amico di Vannacci che diffonde il verbo di Putin, sconosciuto in Italia, famoso in Russia: “Chiamatemi Conte…”
Lì si fa chiamare conte Pietro Veniamin Andrejevich Stramezzi, rivendica origini nobili e Mosca è la sua capitale. Sfoggia sui social incontri con il propagandista Andrea Lucidi, il trafficante di armi russo Viktor Bout e il filorusso Andrea Palmeri, condannato a 5 anni per il reclutamento di persone destinate a combattere nel Donbass
Esistono numerosi personaggi che diffondono i messaggi del Cremlino in Italia e in Europa. D’altronde Vladimir Putin ha compreso prima di molti altri la forza di internet e della guerra ibrida che passa anche dal web. C’è poi un’altra categoria, meno conosciuta ma altrettanto allarmante: gli europei che partecipano alla propaganda di Mosca direttamente rivolta ai russi.
Tra questi c’è Pietro Veniamin Andrejevich Stramezzi, classe 2001, italorusso, che una settimana fa era tra i pochi presenti alla cena con il generale Vannacci e Gianni Alemanno. La saggezza popolare dice che a volte nella vita non conta dove vai, ma chi ti accompagna.
Quel che sappiamo è che Stramezzi frequenta Vannacci da diversi mesi e la sua presenza a cena viene confermata da numerose foto e dallo stesso Alemanno in un’intervista su la Stampa, dove cita Stramezzi come colui che avrebbe fatto partire il motto “La lode a Dio, la spada al Re, il cuore alla dama e l’onore a me”. Pietro Stramezzi è figlio di Andrea, noto medico no-vax, candidato di Italexit alle ultime elezioni politiche e sospeso per un anno dall’Ordine durante il Covid per aver promosso terapie domiciliari a base di idrossiclorochina, mai validate dalla comunità scientifica.
In Italia Stramezzi è pressoché sconosciuto, mentre in Russia ha acquisito nel tempo molto credito. Lì si fa chiamare conte Pietro Stramezzi, rivendicando origini nobiliari e sostenendo che nella Russia di oggi si trovi l’unico riscatto per la nobiltà italiana ed europea. Sul social russo VK afferma di avere “antenati che sono stati Eroi dell’Unione Sovietica”, ma anche “alti ufficiali delle SS naziste”, insigniti di medaglie e Croci di Ferro, amici di Benito Mussolini e del feldmaresciallo Kesselring. D’altronde è lo stesso che ogni tanto sulle piattaforme social si diverte a condividere delle bandiere del Terzo Reich. Stramezzi ha anche condiviso diverse fotografie di lui sugli Urali vestito in mimetica e armato, con il tricolore nero, giallo e bianco dello zar Alessandro II e di recente utilizzato, nel contesto della guerra in Ucraina, dal Gruppo Rusich, formazione paramilitare dichiaratamente nazista il cui cofondatore Yan Petrovsky è stato condannato all’ergastolo in Finlandia per crimini di guerra.
Stramezzi racconta ai media russi e italiani di essersi trasferito a Mosca nel giugno 2024 e di aver aiutato altri italiani a scegliere la Russia come nuova patria, sfruttando il decreto del Cremlino volto ad attirare, senza particolare successo, cittadini occidentali. Il canale tv – sotto sanzioni – della Chiesa ortodossa russa gli ha dedicato un documentario intitolato “Siamo russi: perché gli stranieri dall’Occidente affluiscono in Russia”. Alla domanda se combatterebbe per la Russia risponde senza esitazioni: “Certo, lo considero un dovere di ogni cittadino”.
Tra convegni organizzati dalla Federazione Russa, foto alla Duma di Stato e immagini con giubbotto della polizia militare russa e AK-47, Stramezzi viene ringraziato direttamente da Anton Kobyakov, consigliere speciale di Vladimir Putin, per il supporto nell’organizzazione di un forum a Mosca. Lo stesso Kobyakov lo indica come responsabile del dipartimento progetti esteri di 1Oil Management, società russa del settore petrolifero.
I legami di Stramezzi con il Cremlino non finiscono qui: il Nostro ha persino ricevuto un’onorificenza del patriarcato di Mosca e ha fatto parte della delegazione selezionata dall’azienda pubblica russa Rosatom per una visita ufficiale al sito nucleare di Akkuyu nel sud della Turchia, paese NATO dove la Russia sta costruendo una grande centrale. Come se non bastasse, compare anche in Crimea, dove ha incontrato i bambini del centro estivo Artek, struttura colpita da sanzioni britanniche e statunitensi perché ritenuta coinvolta nel sequestro di minori ucraini. Stramezzi, oltre agli incontri e alle foto con il generale Vannacci, è probabilmente vittima di un certo edonismo che lo porta a sfoggiare sui social ogni appuntamento, compresi quelli con il propagandista Andrea Lucidi, il trafficante di armi russo Viktor Bout, il filorusso Andrea Palmeri, condannato a cinque anni di reclusione dal Tribunale di Genova per il reclutamento e l’addestramento di persone destinate a combattere nel Donbass con le milizie filorusse.
Insomma, anche se le persone che frequentiamo non dicono tutto di noi, quale ruolo ha il presunto conte Pietro Veniamin Andrejevich Stramezzi, italorusso che fa avanti e indietro tra Milano e Mosca, nella strategia e nelle relazioni del generale Vannacci?
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