In tempi di almeno due scontri armati al massimo livello (l’aggressione della Russia di Putin alla Ucraina, la strage di Hamas il 7 Ottobre contro gli ebrei e gli israeliani, la guerra fra gli USA e l’Iran) è inevitabile che la guerra ibrida in entrambi i casi venga sviluppata sui sistemi politici delle nazioni in qualche modo coinvolte. Questa guerra ibrida ha molteplici ricadute in Italia, cioè su un sistema politico bipolare segnato da molteplici anomalie e fragilità. Partiamo da destra per arrivare a sinistra.

Con l’ingresso in campo di Vannacci il centrodestra è sottoposto a tensioni molto più rilevanti che in passato, allo stato del tutto imprevedibili per i suoi sbocchi. Vannacci non sta cercando di conquistare la Lega ma di ridimensionarla attraverso una scissione. Qui arriviamo a uno snodo decisivo: Putin, che è chiaramente lo scacchista che muove la pedina Vannacci, quali intenzioni politiche reali ha in testa? È possibile che Putin sia arrivato alla conclusione che il combinato disposto offerto dal centrodestra gli stanno dando sulla Ucraina fastidi eccessivi e che Meloni ha acquisito un notevole prestigio internazionale. Allora è altrettanto possibile che l’aspirante “zar della Grande Madre Russia” abbia messo lì un Vannacci capace di togliere al centrodestra quel 4-5 per cento che può essere decisivo per far vincere il Campo Largo.

Alle origini dell’attuale sinistra così disarticolata e differenziata, c’è’ qualcosa che risale agli anni Novanta: allora, per superare il dramma dell’’89-‘91, il Partito Comunista Italiano cambiò nome e diventò post comunista (PDS) e vistando di pagare il dazio alla socialdemocratizzazione e al riformismo di cui era portatore l’altro partito storico della sinistra, distruggendo per via mediatico giudiziaria appunto l’altro Partito Storico della sinistra cioè il PSI di Craxi. Conseguenza paradossale di questo dramma del passato è che oggi l’erede di tutto ciò, vale a dire il PD, è diventato un partito radical, populista, massimalista, e in parte giustizialista. E addirittura filo putinista e filo cinese: basta leggere il suo atipico organo di stampa che è il Fatto. Per di più per completare l’opera l’altra componente del Campo Largo, cioè AVS, non è putinista ma di suo è anti Occidentale e anti europea.

Se Putin ha mosso le sue pedine con questo obiettivo, il calcolo dello scacchista non è del tutto destituito di fondamento. L’altra possibilità è invece che, malgrado tutto, il Campo Largo è così esteso a sinistra ma così rattrappito al centro che non può vincere non avendo più nulla a che fare con quello che in varie epoche storiche è stato chiamato centrosinistra. Detto tutto ciò esistono però in campo due valori che oggi prendono anche il nome di alcuni popoli e nazioni: Ucraina, Israele e Taiwan. Può darsi che in ultima analisi la vittoria arrida a chi al di là del politicismo nel centrodestra e in una parte del centrosinistra renda determinante la battaglia per alcuni valori fondamentali di democrazia e di libertà.