Politica
I licenziamenti senza giusta causa di Ilaria Salis imbarazzano la sinistra
“Chi ha costruito la propria immagine sulla difesa dei diritti dei lavoratori dovrebbe essere il primo a garantire il rispetto di quei diritti all’interno del proprio staff”. Con queste parole il deputato della Lega Dario Giagoni interviene sulla sentenza del Tribunale di Milano che ha condannato in primo grado Ilaria Salis per il licenziamento senza giusta causa di due collaboratori, con un risarcimento superiore ai 300mila euro. Per Giagoni la vicenda non è soltanto una questione giudiziaria, ma solleva una riflessione politica sul rapporto tra princìpi dichiarati e comportamenti concreti. “Ancora una volta emerge come tra il dire e il fare ci sia di mezzo il mare, o l’oceano per meglio dire”, commenta il parlamentare leghista. Secondo Giagoni sono tre gli aspetti particolarmente rilevanti. Il primo riguarda la coerenza politica. “Chi si proclama paladino dei lavoratori non può trovarsi coinvolto in una vicenda che riguarda la violazione delle più elementari tutele dei medesimi”, afferma, sottolineando la distanza che, a suo giudizio, esisterebbe tra le battaglie pubbliche portate avanti da Salis e quanto emerso dalla vicenda giudiziaria.
Il secondo elemento riguarda il rapporto con le istituzioni e il procedimento giudiziario. La scelta di non costituirsi nel giudizio, secondo il deputato, “può essere letta come un segnale di scarsa attenzione nei confronti del procedimento e dell’accertamento giudiziario”, ponendo interrogativi sul rispetto dovuto alle istituzioni. Il terzo aspetto riguarda invece il piano dell’immagine pubblica. Per Giagoni, episodi di questo tipo rischiano di danneggiare la credibilità della rappresentanza italiana nelle istituzioni europee, soprattutto quando coinvolgono figure politiche che hanno costruito il proprio consenso su temi come lavoro e diritti sociali. La vicenda, inoltre, assume un peso particolare proprio per il profilo pubblico dell’eurodeputata, diventata negli anni un riferimento per le battaglie sui diritti sociali e del lavoro.
“Come sempre a sinistra si riempiono la bocca di parole come lavoro, diritti, dignità e tutela dei lavoratori”, afferma il deputato della Lega. “Sono gli stessi concetti che vengono utilizzati per impartire lezioni agli avversari politici. Eppure, quando i fatti riguardano esponenti della propria parte politica, quei princìpi sembrano improvvisamente perdere valore”. Giagoni amplia poi la sua critica a quello che considera un problema più generale della sinistra: la distanza tra dichiarazioni e comportamenti. “Ancora una volta emerge quella che considero una delle più grandi contraddizioni della sinistra: si predica bene e si razzola male”, sostiene. Per il parlamentare, la credibilità della politica non può basarsi soltanto sulla comunicazione, ma deve essere dimostrata attraverso le azioni. “La credibilità politica si misura con i fatti, non con gli slogan”, aggiunge, ribadendo che chi ricopre incarichi pubblici deve essere valutato anche sulla capacità di applicare concretamente i valori che dichiara di difendere. “Per un momento mi piacerebbe avere una sfera magica per vedere quali sarebbero state le dichiarazioni dell’eurodeputata se questa situazione fosse avvenuta a parti inverse”, conclude Giagoni.
La sentenza del Tribunale di Milano è comunque di primo grado e potrà essere impugnata nei successivi gradi di giudizio. Sul piano politico, invece, la vicenda ha già aperto un nuovo confronto sulla distanza tra princìpi dichiarati e comportamenti concreti di chi ricopre incarichi istituzionali.
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