Il vero federatore dei riformisti italiani? Vladimir Putin. Perché nel tentativo di contrastare l’avanzata dell’influenza russa sulla politica italiana, il fronte liberale prova a fare ciò che raramente gli riesce: mettersi insieme. Superare rivalità e ruggini per unirsi. L’allarme è comune. «I crimini di guerra di Putin diventano atti aggressivi di guerra cognitiva in Italia», denunciano all’unisono i promotori di un incontro in Senato dedicato alla denuncia dello Stivale di Putin. E così, per la prima volta, marciano fianco a fianco Azione, Italia Viva, Partito Liberaldemocratico, Radicali Italiani, Europa Radicale, Più Europa e l’area riformista del Pd rappresentata da Filippo Sensi e dalla vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno. L’iniziativa dell’instancabile senatore azionista Marco Lombardo («Dobbiamo impedire a Putin di vincere sul terreno della guerra cognitiva») non è soltanto una manifestazione politica. È il tentativo di rispondere a una domanda che attraversa ormai tutte le democrazie occidentali: quanto è penetrata a fondo la propaganda del Cremlino? Il dossier presentato nel corso dell’iniziativa prova a fornire una risposta. E il quadro che emerge è tutt’altro che rassicurante.

La mappatura realizzata da Europa Radicale, fornisce la misura del fenomeno. Censisce tutte le organizzazioni che a vario titolo hanno preso parte a manifestazioni pro-Putin in Italia: sono circa 140. «Molte appartengono all’area comunista tradizionale e hanno un retroterra storico e culturale ben definito. Altre invece si muovono nell’universo antisistema e della contestazione permanente», illustra Botti. Un mosaico composito. Vecchie nostalgie e nuove rabbie. Estrema sinistra e complottismo digitale. Pacifismo radicale e anti-occidentalismo. Un ecosistema che, pur frammentato, finisce spesso per convergere sulla medesima narrativa: l’Occidente colpevole, la Nato aggressore. I numeri, del resto, sono il cuore del dossier. «Per ogni evento di propaganda russa che la società civile è riuscita a bloccare, ben otto si sono svolti regolarmente nell’inerzia delle istituzioni. Sono esattamente 181 gli appuntamenti della macchina di disinformazione del Cremlino che hanno aggirato i divieti europei in Italia».

Il documento, curato da Europa Radicale, denuncia quello che viene definito un vero e proprio «contagio» della propaganda russa nel nostro Paese, in violazione del Regolamento europeo 2022/350 che vieta la diffusione dei contenuti prodotti da Russia Today e Sputnik. Secondo gli autori, il monitoraggio ha censito 205 violazioni riconducibili a una rete di iniziative promosse tra Mosca e San Pietroburgo e sostenute da significative risorse finanziarie. Ventiquattro eventi sono stati annullati grazie alla mobilitazione di Europa Radicale, delle comunità locali e dell’Ambasciata d’Ucraina. Ma il dato che preoccupa maggiormente riguarda i restanti 181 appuntamenti, svolti senza ostacoli.

Attorno all’iniziativa si è raccolto uno schieramento trasversale che, oltre al promotore Lombardo, comprende i senatori Filippo Sensi e Ivan Scalfarotto, i deputati Federica Onori, Luigi Marattin e Benedetto Della Vedova, oltre alla stessa Picierno e alle autrici del dossier. Silvia Manzi – Europa Radicale – ha letto in aula qualche riga della dottrina Gerasimov, il modello teorico dello Stato maggiore russo che considera informazione, propaganda e destabilizzazione elementi essenziali del conflitto contemporaneo. È proprio qui che si inserisce l’intervento di Pina Picierno. La vicepresidente del Parlamento europeo non usa mezzi termini e lancia un appello diretto al governo guidato da Giorgia Meloni. «L’Italia è l’unico Paese dell’Unione europea che non si è ancora dotato di un quadro normativo chiaro per l’applicazione delle sanzioni contro la Russia». Secondo Picierno, va fatta una doccia di realismo: «Nell’era della guerra ibrida i conflitti non iniziano più con un esercito che vìola una frontiera o con un missile che colpisce una città. Inizia quando una società viene aggredita, manipolata e indebolita nella fiducia verso le proprie istituzioni».

Per questo la propaganda non sarebbe un semplice strumento di comunicazione. È parte integrante del conflitto. Secondo Picierno, Mosca ha costruito negli anni una rete di soggetti, intermediari e canali che diffondono una narrazione funzionale agli interessi strategici del Cremlino. Un’architettura di influenza che punta a delegittimare le istituzioni democratiche, a erodere la fiducia pubblica, a creare polarizzazione e sfiducia. Un’area che getta ombre su qualche gruppo editoriale noto alle cronache, operante con una serie di campagne di destabilizzazione. «Esistono aree grigie? Certo che esistono. È inutile nasconderselo», chiosa Picierno. A raccogliere il testimone è Luigi Marattin. Il leader del PLD allarga lo sguardo oltre la Russia. «I valori europei rappresentano oggi l’unico baluardo nel mondo globalizzato contro la degenerazione della democrazia». Serve dunque, anche nella politica italiana, un polo riformista e liberale che sappia richiamarsi alla cultura democratica di governo, emarginando progressivamente le ali estreme. Il progetto parte sulle ali dell’emergenza. L’Italia, nella guerra ibrida cognitiva, è un paese aggredito. Serve un fronte unitario per preparare la controffensiva.

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Ph.D. in Dottrine politiche, ha iniziato a scrivere per il Riformista nel 2003. Scrive di attualità e politica con interviste e inchieste.