L’unica cosa certa a sinistra – ma guai a chiamarla così – è la pressione costante con cui Giuseppe Conte tenta di egemonizzare quello che siamo soliti definire “campo largo”. Nonostante le baldanze post-referendum, la tanto evocata spinta propulsiva non solo non si è manifestata, ma, sparita l’onda del No, sono riapparse tutte le differenze che caratterizzano i partiti della coalizione di centrosinistra. Lo sa bene Conte che, con la sua proposta di chiamare la coalizione “Alleanza per la Costituzione e la democrazia”, ha confermato tre verità inconfutabili che caratterizzano un’alleanza nata non su un programma o su una visione di Paese, ma per pura sommatoria elettorale, per provare a vincere mettendo insieme forze antitetiche per programmi e finalità.

Evita l’etichetta della sinistra

La proposta, infatti, tenta di evitare di etichettare l’alleanza come “di sinistra”, così da poter essere più accettabile sia dall’elettorato pentastellato che da quello indipendente a cui punta l’ex premier, che allo stesso tempo mira a individuare nell’avversario una minaccia per la Costituzione e dunque per la democrazia. Una scelta che, in un Paese come il nostro, non potrà certo produrre un rasserenarsi degli animi e dei toni. Perché così facendo, al solo scopo di trovare un tema che possa unificare la sinistra come avvenuto nella campagna referendaria, si produce l’effetto di demonizzare l’avversario e di mettere in campo quell’armamentario retorico che finirà per sfociare nel binomio fasullo ma lapidario: “Potete scegliere tra noi e i fascisti”. Glissando sul dettaglio, non proprio marginale, che in quel “noi” c’è tutto e il contrario di tutto.

L’effetto dilaniante

Una scelta così eviterà alla sinistra di fare i conti con sé stessa e a Conte di poterne vestire agevolmente i panni di leader, ma produrrà nel Paese un effetto dilaniante che supererà le battute politiche e penetrerà, più del referendum, la nostra vita quotidiana. Scelta che potrebbe anche ritorcersi contro la sinistra se il centrodestra scegliesse un nome anch’esso evocativo per la coalizione. Di sicuro né Giuseppe Conte né i suoi sodali hanno avuto modo di leggere l’ultimo, interessante e calzante pamphlet di Antonio Polito, vicedirettore del Corriere della Sera – fondatore e primo direttore de Il Riformista – che con il suo “La Costituzione non è di sinistra” (Silvio Berlusconi Editore), da una posizione non etichettabile come di destra o connivente con l’attuale maggioranza, ha sfatato la leggenda con cui la sinistra italiana contemporanea si è appropriata della Carta costituzionale e la utilizza come arma contro gli avversari.

Basterebbe persino avere presente non solo le componenti dell’Assemblea Costituente, ma persino le anime della stessa Resistenza. Senza dimenticare che la destra del Movimento Sociale Italiano ha partecipato dal 1948 alla vita democratica del Paese, ottenendo una legittimazione popolare di cui una democrazia non può non tenere conto. Strumentalizzare la Costituzione è quanto di peggio si possa ipotizzare: significa non aver appreso nulla dalla storia di questo Paese, ma peggio ancora è la prova evidente di come si tenti di riaprire le ferite e le cicatrici per puro calcolo politico. Qualcuno spieghi a Conte – ancora crudo sul tema – che anche la sinistra ha i suoi peccati e i suoi scheletri in armadi oggi non più sigillati come un tempo.

Avatar photo

Nato nel 1994, esattamente il 7 ottobre giorno della Battaglia di Lepanto, Calabrese per grazia di Dio e conservatore per vocazione. Allievo non frequentante - per ragioni anagrafiche - di Ansaldo e Longanesi. Direttore di Nazione Futura dal settembre 2022 a maggio 2025. Oggi e per sempre al servizio della Patria. Fumatore per virtù - non per vizio - di sigari, ho solo un mito: John Wayne.