Esteri
Massacro di Kiev: in una sola notte, Mosca ha lanciato 74 missili. Decine di morti e feriti, la Nato ad Ankara proverà a blindare l’Ucraina
Il bilancio è, ancora una volta, drammatico. Dopo il pesante bombardamento russo su Kyiv e diverse altre città dell’Ucraina, le autorità hanno confermato che i morti, soltanto nella capitale, sono stati almeno 21, e 85 i feriti. In migliaia sono stati costretti a rifugiarsi nei tunnel della metropolitana per mettersi al riapro dalle bombe. Un’altra persona è deceduta a Kherson. E per l’Ucraina, si è trattato solo dell’ultima terrificante conferma di come la Russia non abbia alcuna intenzione di rallentare il ritmo dei raid. In una sola notte, Mosca ha lanciato 74 missili e 496 droni a lungo raggio. Una pioggia di fuoco definita dalla Difesa russa come un attacco contro le infrastrutture del complesso militare-industriale e del settore energetico di Kyiv e che altro non sarebbe che una risposta agli attacchi ucraini contro Mosca, San Pietroburgo e diversi impianti petroliferi nel cuore della Federazione. Tuttavia, non è certo un mistero che il Cremlino abbia adottato questa strategia anche molto prima che la applicassero le forze ucraine. E la conferma arriva dalle cronache che dal febbraio del 2022 raccontano la quotidianità del Paese invaso da Vladimir Putin.
Volodymyr Zelensky, che aveva anticipato la partenza da Dublino dopo avere avuto informazioni di intelligence sull’arrivo del pesante attacco russo, è tornato a chiedere un maggiore sostegno da parte di Washington. Il presidente ha affermato in un post su X che “è particolarmente importante che procediamo con l’attuazione dei nostri accordi sulla produzione di capacità anti-balistiche”. “Contiamo molto anche su una decisione degli Stati Uniti riguardo alle licenze per i Patriot e altre forme di cooperazione”, ha dichiarato Zelensky, secondo il quale sono proprio tali accordi i “tipi di passi che possono fermare questa guerra e prevenire attacchi come questo”. Per il leader ucraino, la difesa aerea è una “priorità assoluta e critica”, per cui continua a chiedere il supporto Usa e quello dell’Unione europea. In questo senso, il prossimo vertice della Nato ad Ankara potrà essere un banco di prova fondamentale. “È importante che l’impegno di assistenza a Kiev sia biennale, anche se la guerra dovesse finire” ha detto un alto funzionario citato dall’Ansa. “Dobbiamo trasformare l’Ucraina in un porcospino: è la migliore garanzia di sicurezza affinché ciò non accada mai più”, ha proseguito. La diplomazia è al lavoro affinché si arrivi presto una dichiarazione finale condivisa da tutti gli Stati membri. L’obiettivo è quello di inserire anche la volontà di fornire 70 miliardi di dollari a Kyiv come assistenza militare per il 2026 il 2027.
L’Italia avrebbe preferito un impegno fino a fine 2026, senza ampliare troppo il raggio d’azione di quanto deciso al prossimo summit in Turchia. Ma la posizione di Roma, al momento, non è apparsa così forte. I Baltici, i Paesi del Nord Europa e la Germania sostengono la linea più intransigente per quanto riguarda il sostegno alle forze armate ucraine. La posizione tedesca è stata sostenuta anche dal segretario generale della Nato, Mark Rutte, le cui parole riguardo l’uso delle basi italiane da parte degli Usa nella guerra all’Iran sono state di nuovo criticate dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. Ma per quanto riguarda il fronte ucraino, il desiderio della Nato sembra soprattutto quello di evitare di nuovo fratture tra gli Stati Uniti e il resto dei partner, Kyiv compresa. Molti leader sperano che il tycoon si convinca della necessità di blindare il sostegno all’Ucraina e di sostenere Zelensky. Secondo i media ucraini, il capo dello Stato potrebbe anche pensare ad andare al voto in autunno (le elezioni sono state richieste anche dalla Casa Bianca).
Zelensky è in ripresa nei sondaggi dopo anni di difficoltà. Ma alle elezioni, lo sfiderebbero due personalità molto popolari: l’ex capo delle forze armate ucraine e attuale ambasciatore a Londra, Valery Zaluzhny, e forse l’ex vertice dell’intelligence e ora capo dell’ufficio presidenziale Kyrylo Budanov. Una partita difficile, che si gioca in una fase in cui Putin appare in difficoltà nonostante i martellanti raid sull’Ucraina. In questi giorni, le voci sulla sospensione di alcuni valichi di frontiera hanno fatto ipotizzare l’arrivo di una nuova mobilitazione per le forze russe. E secondo alcuni media indipendenti, tra la popolazione russa comincia a serpeggiare il malcontento su una guerra che appare senza fine e che è arrivata a colpire anche Mosca e San Pietroburgo e la vita di milioni di cittadini.
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