"E' un conflitto che dura da 12 anni"
Guerra in Ucraina, la deputata Zinkevych: “Ue, più pressing contro Putin per far tornare a casa 20mila bambini deportati in Russia”
Mentre il cancelliere Friedrich Merz propone di associare l’Ucraina all’Ue, un «passo decisivo» prima dell’adesione a pieno titolo, l’esercito russo continua sì a perdere terreno ma prosegue – devastante – a bombardare civili. A Palazzo Madama Yana Zinkevych, deputata della Verkhovna Rada ucraina, a margine dell’incontro con il presidente della Commissione Politiche dell’Ue, Giulio Terzi di Sant’Agata (FdI), e il Senatore Filippo Sensi (Pd), ha rilasciato alcune riflessioni.
Cosa pensa quando sente il presidente Putin dirsi pronto alla pace?
«Putin e i suoi funzionari non dicono la verità. Questa è una guerra che dura da dodici anni; negli ultimi quattro si è ampliata su larga scala. Noi volevamo semplicemente vivere una vita normale, nel nostro Paese, contribuire alla crescita e al suo progresso, ma purtroppo non è stato possibile. Dobbiamo combattere. Molti civili sono scappati, e colgo l’occasione per ringraziare l’Italia e l’Europa per ogni rifugiato ucraino accolto. Come avrete potuto notare, siamo un popolo europeo, ci sentiamo parte della vostra storia e cultura».
Che guerra sta portando avanti Mosca?
«Terribile. Non rispetta nulla del diritto umanitario né tantomeno quelle che sono le “regole” di guerra. Sottolineo forse una cosa ovvia: noi non abbiamo attaccato nessuno, stiamo semplicemente difendendo la nostra casa. Ci ritroviamo dinanzi a una profonda ingiustizia».
Non è cosa così ovvia, considerato il dilagare della disinformazione russa anche in Italia.
«Il miglior antidoto alle fake news è la storia. Nel 2014 avevo 18 anni, volevo andare all’università ma è iniziata la guerra. Sono andata volontaria al fronte. Ho fondato – ne sono comandante – il battaglione medico volontario Hospitalieri. Ne sono profondamente orgogliosa. In questi anni abbiamo salvato 43mila feriti. Nel nostro contingente è 25 anni l’età media. Vi parlo di giovani che vogliono aiutare i combattenti, e che – magari per ragione di età o altri fattori – non possono arruolarsi ma vogliono comunque rendersi utili per il proprio Paese».
Cosa vi preme di più, a livello europeo?
«Credo che una pressione internazionale forte sia fondamentale per far in modo che i prigionieri di guerra e gli oltre 20mila bambini deportati in Russia possano tornare in Ucraina. L’Ue ci aiuti su questo».
Si può pensare alla ricostruzione, nonostante il perdurare della guerra?
«Si deve. Io credo fermamente nella nostra vittoria e credo riusciremo anche a recuperare non soltanto i nostri territori ma soprattutto le persone. La ricostruzione, per me, parte dallo spirito del nostro popolo. Non sarà facile ma torneremo alla normalità. Da portatrice di handicap, condizione dovuta alla guerra, ricordo che sono 55mila i militari ucraini rimasti invalidi. Dovremo ricostruire il Paese partendo dalla loro riabilitazione e dal sostegno psicologico di tutti i cittadini. Poi certo, sono oltre 4mila le scuole inagibili, 330mila le case distrutte, oltre 1.000 chilometri di ferrovie e ponti da rifare. Penso anche alle nostre bellissime chiese e cattedrali ridotte in macerie».
Da mamma di una bimba di nove anni, cosa la fa resistere oggi, nonostante tutto?
«Come tanti, sono anch’io andata in guerra per garantire un futuro libero a mia figlia e al mio Paese. La libertà è il valore più importante. Non oso nemmeno pensare che vita sia oggi quella delle persone nei territori occupati dai russi. Da mamma e da politica, oggi combatto per la mia vita libera. Slava ukraini».
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